Recensionilibri – La recensione di Peccati originali

Copertina di 'Peccati originali' di Ayzad (II edizione)

Recensione pubblicata originariamente su Recensionilibri.org

Faccio una premessa importante: io il bondage lo facevo da molto prima del fenomeno Cinquanta sfumature di grigio e adorando gli altri libri di Ayzad ho aspettato Peccati originali sin dal primo giorno in cui lo ha annunciato sul suo sito, al punto che credo di essere stata una delle prime persone a comprarlo quando è arrivato in libreria. Il mio giudizio è quindi quello di una persona che conosce abbastanza bene le situazioni descritte in questo romanzo e che ha persino frequentato uno degli ambienti in cui si svolge e conosciuto alcune fra le persone che hanno ispirato determinati personaggi.

Visto da questo punto di vista, Peccati originali è il libro (e ne ho letti molti di questo tipo) che descrive meglio il mondo del BDSM per come è nella realtà, sia nei luoghi che nelle persone che soprattutto nei comportamenti e la filosofia su cui si fonda. Non è che ci sia da stupirsi, visto che chi l’ha scritto ne fa parte da venti anni ed è l’unico studioso dell’argomento in Italia e uno fra i più importanti nel mondo. Personalmente quello che mi ha stupita è che sia scritto in modo molto avvincente anche se si tratta del primo romanzo di Ayzad, che per quanto ne so normalmente scrive saggistica e articoli giornalistici. Bravo! Non c’è nessun paragone né con quegli orrori delle sfumature di grigio, né con alcuni autori famosi che non citerò per non sembrare troppo di parte.

Credo che molti lettori e lettrici rimarranno spiazzati nello scoprire una volta per tutte che il vero BDSM non assomiglia per niente a come viene presentato in televisione, nei film o nel modo stupido dei giornali, che cercano solo lo scandalo senza neanche informarsi sull’argomento. La disinformazione è chiaramente anche uno dei temi trattati dal romanzo, che dietro alle apparenze ho trovato molto più profondo di quanto mi aspettassi. Buona parte della storia si basa infatti sul conflitto fra il protagonista (che è l’autore stesso) e la cliente che lo assume per un’indagine: lei è la classica ragazzotta di buona famiglia cresciuta guardando Italia 1 e leggendo Cosmopolitan, lui un intellettuale in crisi economica. Potete bene immaginare cosa ne possa venire fuori, che io ho trovato anche un commento interessante sulle condizioni della nostra società.

Un altro argomento che compare più volte, ma sempre in modo garbato, è la scomparsa dell’etica, che a conti fatti sembra rimasta una esclusiva proprio di coloro che ci si aspetterebbe ne avessero di meno. Senza rovinare la sorpresa, dirò solo che una scena verso la fine del romanzo mi ha toccata molto per come descrive la disillusione della generazione dei miei genitori, che mi ha fatto improvvisamente vedere sotto una luce che non avevo mai considerato. Non ho dubbi però che chi si avvicinerà a Peccati originali lo farà perché attratto da altri aspetti, quindi è giusto parlare anche di questi.

Tanto per cominciare, chi cerca un romanzo pornografico ha sbagliato libro. Ci sono tre o quattro scene decisamente “forti” e alcune altre che sfido ogni donna a non trovare erotiche… ma siamo mille anni luce lontano dalle scopate continue di Christian Grey e signora. In alcuni articoli ho notato inoltre che veniva sottolineato molto il lato scandalistico, perché in effetti nei dialoghi ci sono alcuni riferimenti non troppo velati a personaggi celebri della TV e di altri ambienti “VIP” che si dice facciano anche loro BDSM. A me non hanno infastidita, tuttavia mi hanno dato l’impressione di essere stati inseriti un po’ come specchietti per le allodole, perché non è di certo quello il fulcro della storia.

Come noir invece Peccati originali mi è piaciuto molto anche se ammetto di non essere una grande cultrice del genere. Forse per via della mia passione per le corde avevo intuito subito un indizio chiave (ma non era difficile, era anche in copertina!) ma scoprire il colpevole è stata una bella sorpresa grazie anche a un paio di colpi di scena disposti bene nel corso dell’indagine. L’atmosfera generale e le descrizioni dei personaggi sono poco “letterari” e più vicini al tono di un documentario, senza però dimenticare i sentimenti. Anzi, alcuni punti mi hanno commossa per il romanticismo inatteso!

Se devo trovare dei difetti ho trovato due cose che mi hanno un po’ delusa. Alcuni personaggi per me splendidi che compaiono nella prima parte del libro a un certo punto vengono “dimenticati” e (cosa che immagino sia collegata a questo) alla fine di questa avventura di Ayzad compare l’annuncio che la storia avrà un seguito in un secondo romanzo. Ecco, la mania di dovere trasformare per forza tutto in una serie mi irrita un po’… ma adesso sono così curiosa di sapere in che situazione sia andata a infilarsi Benedetta/Lady Mirta che mi apposterò anche questa volta in libreria in attesa dell’uscita.

Betta

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