Una lettura mozzafiato – La recensione di ‘Autoerotic Asphyxiation – Forensic, Medical and Social Aspects’

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Autoerotic Asphyxiation - Forensic, Medical and Social Aspects

Sergey Sheleg & Edwin Ehrlich
Wheatmark, 2006
$ 29,95
190 pagine
Lingua: inglese
Isbn: 1-58736-604-5
@: sito dell'editore

Chiunque sia interessato al Bdsm e all’erotismo insolito in generale si imbatte, prima o poi, in una discussione sui giochi di controllo del respiro, o breath control. Il concetto non è poi più strano di tante altre pratiche. In effetti, la ridotta ossigenazione del cervello provoca una certa euforia che si dice aumenti l’intensità dell’orgasmo. Tipicamente ci sono due fazioni: quella di chi li considera un tabù assoluto, e quella di chi sostiene che non abbiano proprio nulla di pericoloso – purché non li si faccia da soli e non si sia degli imbecilli cronici. I giornali, dopotutto, pubblicano con una certa regolarità notizie riguardanti strani personaggi che si sono suicidati strozzandosi mentre si facevano una pugnetta. Il cantante degli Insx Michael Hutchence e l’attore David Carradine rappresentano alcuni dei casi più noti.

Il fatto è che in queste discussioni si parla spesso per sentito dire, senza avere dati obiettivi alla mano. Ma Autoerotic asphyxiation, che è un libro rivolto a medici e forze dell’ordine, i dati concreti ce li ha ed è proprio quel che ci vuole per chiarirsi le idee. A partire dal fatto che sì, in effetti quelli che ci lasciano le penne sono soprattutto coloro che queste cose le fanno da soli: le morti registrate fra chi stava giocando con un partner sono molto meno. Peccato che la prima categoria conti a livello mondiale circa mille vittime l’anno. Ripeto per i meno attenti: 1.000 persone l’anno, che vuole dire quasi tre morti al giorno causati da masturbazioni in apnea venute male. Insomma, una roba un po’ diversa da quattro ritardati troppo entusiasti.

Questa agile e gioviale lettura porta infatti a scoprire che i deceduti (e le decedute, visto che un morto su cinquanta è di sesso femminile) sono di solito persone brillanti e insospettabili, che escogitano ogni sorta di meccanismo di sicurezza per non avere incidenti. Il fatto che ogni tanto non funzionino significa solo che questa pratica deleteria è molto più diffusa di quanto si immagini. Ci sono allegre foto di cadaveri in posizioni quantomeno poco eleganti, indicazioni su come distinguere gli incidenti dai suicidi (e gli omicidi!) veri e propri, un sacco di statistiche e tante simpatiche nozioni utili ai piccoli CSI. Fra queste, le informazioni mediche sugli effetti del soffocamento.

Se pensavate di essere al sicuro perché giocate sempre con un partner potete cominciare a spaventarvi. La lista delle patologie provocate da breath control vissuti anche “senza alcun problema” è lunga diverse pagine e comprende sintomi tutt’altro che gradevoli. Alcuni esempi? Danno cerebrale cumulativo, ischemia posticipata (una roba da Ken il guerriero per cui si muore anche a distanza di giorni), crisi tireotossica… il campionario completo dei film dell’orrore. E per chi preferisce i legal thriller, l’ultima parte del libro è composta dagli atti di un complicato processo in cui viene dibattuta una questione spinosa: se qualcuno tira le cuoia in questo modo va considerato suicidio o incidente casuale? Se rappresentate una società assicurativa la cosa diventa parecchio importante. In sintesi, Autoerotic asphyxiation non è purtroppo quindi una lettura particolarmente piacevole. Tuttavia ha un pregio non da poco: questo libro mette la parola ‘fine’ a ogni discussione da bar su una pratica estremamente pericolosa, e sa far passare ogni velleità a eventuali sperimentatori di belle speranze. Niente male, no?

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