Il Riformista – La recensione di XXX – Il dizionario del sesso insolito

xxxcovergrande

(da Il Riformista)

Anche il sesso estremo ha il suo dizionario

di Stefano Ciavatta

Ha l’aspetto di un registro, un’agenda da ufficio. Completamente nero, trecento pagine, non di più (ci sono romanzi contemporanei molto più ambiziosi), asciugate dalla tinta elegante. Nel mezzo della copertina tre X rosse e sotto la scritta Dizionario del sesso insolito. Sul dorso del volume una mascherina bianca galeotta e la parola toys, giocattoli (la nuova collana Castelvecchi), un termine che le consolle hanno tolto dalla testa dei ragazzi e oramai approdato al sesso. Il dizionario è spartano nella sua semplicità – parla di sesso ma non ci sono figure – conserva un che di clandestino. A cominciare dall’autore che è indicato soltanto da un alias, Ayzad, dietro il quale si cela un giornalista, massimo esperto di erotismo estremo e già autore di un classico del genere, BDSM. Guida per esploratori dell’erotismo estremo.

Le intenzioni serie del dizionario sembrano andare all’aria già alla seconda voce. “2G1C”, ovvero “Two girls, on cup”, titolo di un video che gira in rete dal 2007, poco più di un minuto, un trailer del film Hungry Bitches. Due ragazze che dalle tenere reciproche effusioni passano a defecare in un bicchiere, per poi mangiare e vomitarsi addosso. Disgustosa scena di «una progressione logica schiacciante» che è diventata uno scherzo da salotto su Youtube dove vengono caricate le reazioni di parenti, amici, fidanzate e mogli alla vista del video. È questo il raggio d’azione dell’insolito, un trailer trash che diventa sketch virtuale? È lecito parlare di pratiche, dargli spazio, raccontarle?

Che bisogno c’è di un vocabolario del sesso insolito? Non è forse come svelare nero su bianco i misteri della trasgressione o istituzionalizzare capziosità maniacali e perversioni di nicchia, o portare il bizzarro al livello del didascalico? Non sarebbe come soffermarsi a leggere le istruzioni contenute nelle scatole di profilattici? Gabriele D’Annunzio, Tommaso Landolfi si nutrivano di dizionari, ma il sesso non è letteratura.

Anche qui siamo nel territorio del bondage, della dominazione, del sadomasochismo, ma non solo. Centinaia di voci affollano il dizionario – dalla semplice utopia del 24/7, il sesso continuato a Melissofilia, il feticismo delle punture delle api – dove “Scambismo” è una voce quasi innocua e si moltiplicano i termini e le espressioni saltando di pagina in pagina, per via dei frequenti rimandi interni.

Molte voci sono in inglese e giapponese: «la prima è la lingua di Internet, ed è quella con cui si è diffusa la maggior parte dei termini relativi alle pratiche più insolite. L’altra è quella invece del paese in cui sono nati parecchi passatempi». Se sushi e fumetti manga sono entrati nel gergo comune, anche nel mondo del sesso insolito si può parlare tranquillamente di Nyotaimori, la pratica erotica nel quale il corpo nudo di una donna viene utilizzato come piatto da portata, così come è più comodo usare Defiling al posto di «lordare, corrompere, profanare» quando si entra in tema di «dissacrazione della bellezza algida e di un vagheggiato ritorno a una primitiva e liberatoria corporeità», non senza umiliazioni.

Non mancano le leggende che non sono più metropolitane ma telematiche. Il Dirty Sanchez, per disegnare baffi di feci sul viso del proprio partner, il Donkey punch, una violentissima pratica quasi omicida, un pugno sulla nuca durante una sodomizzazione, per stimolare la muscolatura, diventa un thriller passato al Sundance nel 2008, ma anche il titolo di un’operazione finanziaria della Enron negli anni Duemila.

Eppure il dizionario ha le sue ragioni. Ridisegna una mappa delle pratiche che è anche la mappa del tempo libero delle persone, perché il sesso insolito, se non costa soldi, costa tempo, non si improvvisa. Se già il parcheggio è un lusso in città, come riuscire a trovare spazio alle Fucking Machine, quei macchinari motorizzati che muovono falli artificiali instancabili e che qualcuno, anziché comprarle originali su fuckingmachine.com, tenta di costruire in garage per provare il brivido dell’assemblaggio di pezzi di seghe, lavatrici, trapani industriali e «altri mostri di potenza». Per i precari che abitano nei monolocali può essere congeniale la pratica della Furniphilia, una forma di bondage che ha creato un filone erotico incentrato sull’uso del corpo umano come arredamento. Un po’ meno invece quella denominata Messy and Wet, letteralmente “zozzo e bagnato”, genere pornografico incentrato su scene erotiche dove i protagonisti solo femminili si sporcano con sostanze umide e appiccicose: panna montata, fango, schiuma da barba, budino, vernice, olio, etc..

Il dizionario è la pacchia delle sigle, complici di molti equivoci. «Milf è una sigla del Fronte di Liberazione Moro-Islamico, un’organizzazione filippina che cerca di stabilire uno stato fondamentalista sull’isola di Mindanao. Per quanto ci riguarda è l’acronimo di “Mother I’d Like to Fuck, cioè “madre che mi scoperei volentieri”: una definizione resa celebre dal film del 1999 American Pie che si riferisce a donne attraenti sopra i 35 anni, anche senza figli a carico. Subito adottato nel gergo internazione della pornografia. L’ex candidata alla vicepresidenza Sarah Palin aveva acceso molte simpatie Milf all’epoca della campagna elettorale». Ma anche Scat, abbreviazione per scatologico, è una sigla che indica uno stile di canto jazz.

Sfogliando il dizionario, ci si chiede quale possa essere oggi il livello di guardia, fin dove si sia spinta la soglia dell’insolito: cosa è centrale, cosa è periferico, cosa è lambito, cosa è tollerato? Cosa è anche pericoloso, infatti recita l’avvertenza, come nei pacchetti delle sigarette: «Numerose attività citate in questo dizionario comportano gravi rischi per la salute di chi volesse metterle in pratica. L’autore e l’editore declinano ogni responsabilità per eventuali danni di qualsiasi natura che possano derivare dall’utilizzo delle informazioni contenute nel presente volume».

In rete da molto tempo circola un test per misurare le proprie esperienze sessuali, dai baci alle pratiche estreme. Lo si trova ovunque, anche nei forum degli studenti e dei teenager.Ma con i punteggi si compone tra le righe un’altra scala: nel punteggio basso si nasconde il tradimento di coppia, in quello medio le inclinazioni bisessuali. Quello alto è il terreno sconfinato delle perversioni. Il dizionario va in direzione contraria: c’è meno ambiguità sessuale di quanto si pensi, anche se “Etero” è ridotto a una riga e sta stretto tra “Estasi” ed “Eunuco”, e la perversione spesso si accompagna a una determinazione insolita, il cui motto potrebbe essere questo, raccolto in un forum online: «Anche se non sono in grado di soddisfare una donna, non significa che non posso essere utile a qualcosa». Prendendo le singole voci e verificando le immagini in rete, si ha l’impressione che in molti casi le pratiche insolite siano anche una questione di grinta, perché non di Brad Pitt e Angiolina Jolie si parla qui. E XXX non è un dizionario di bellezza.

La pornostar Power Bridget, 112 cm di altezza e 60 film, è una eroina di volontà. Ma ecco subito il suo rovescio, al cui confronto il piercing genitale di Lord Brummel sembra un aneddoto simpatico seppur doloroso: l’incomprensibile Veronica Moser, pornostar austriaca coprofila, che definire icona trash è un eufemismo da nerd. Oppure le bellissime donne che compaiono sul sito femalepumping.com, che più che invogliare, aumentano il senso di disagio di una pratica – applicare campane di plastica alla pelle depilata e oliata di genitali, capezzoli e ano, per poi risucchiare l’aria con una pompa – che sembra solo umiliazione. Non sono da meno i Furry, i pellicciosi, uomini e donne che si identificano in animali antropomorfi come quelli dei disegni animati. Patologie? Per Ayzad, il Bdsm negli anni 80 è riuscito a distinguersi dal sadomasochismo puro, cioè dai disturbi mentali pericolosi, fuori controllo e insani, riferendosi invece a «innocue per quanto intense sprimentazioni» ispirate al principio Ssc: «sano, sicuro e consensuale». Davvero senza nessun rischio? L’impressione è che ilDizionarioraccolga un mondo fatto di derive e licenze – poco poetiche – che non fanno altro che autoalimentarsi, perdendo i contatti con il punto di fuga. È un dizionario di slittamenti, più che di fughe. Fino al paradosso su chi scherza lo stesso Ayzad: «Xenofilia. Attrazione sessuale verso le persone sconosciute. Avete presente quel tipo che avete conosciuto in un locale con cui siete finite subito a letto e che poi non vi ha più richiamate? Non era uno stronzo: era uno xenofilo».

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