Il problema del BDSM? È la Scena BDSM.

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Come accade per ogni forma di sessualità, anche il BDSM nella realtà soffre di bei problemi che mai vedrete nelle sue rappresentazioni più comuni, cioè la pornografia.
L’odio da parte dei moralisti? L’incerto status legale? Il costo proibitivo di tante attrezzature? Le poche informazioni attendibili su certe pratiche? Macché: come si può leggere su qualsiasi sito a tema, ciò con cui si scontrano quasi tutti gli appassionati è un nemico molto più terra terra e comune appunto a tutte le forme di sessualità: trovare il partner ideale. O un qualunque partner – proviamo a vedere perché.

Poco prima di Natale sulla più attiva community BDSM italiana è comparso il messaggio di un nuovo iscritto. «Ho 28 anni, ho scoperto di essere attratto da queste cose ma non le ho mai fatte né ho ancora capito che ruolo mi si addica di più» diceva in buona sostanza. «Potreste cortesemente dirmi dove possa trovare persone con cui provare questo tipo di esperienze?»
La reazione è stata impressionante. Solo nelle prime 24 ore sono stati pubblicati infatti settanta commenti carichi di ostilità, accomunati da un solo concetto: «come ti permetti di venire qui a fare richieste simili? Frequenta a lungo questo forum come facciamo noi, e forse qualcosa succederà.» Le successive, educate obiezioni del poveretto hanno suscitato solo scherno.

Alcuni mesi prima a un Sadistique una bella ragazza parlando dello stesso sito mi aveva raccontato incredula la propria esperienza. «Mi sono iscritta, ho compilato il mio profilo ed entro poche ore sono stata espulsa senza che avessi fatto nulla. Quando un amico anch’egli membro ha chiesto spiegazioni, gli è stato detto che ‘era impossibile che una diciannovenne masochista si iscrivesse così, con tanto di foto. Essendo evidentemente un profilo falso, era stato rimosso come da regolamento’.»
Strano, perché come tutti i partecipanti alla festa avevano appena potuto constatare, di falso la fanciulla non aveva proprio nulla.

Ancora, una cara amica che pratica BDSM sin dall’adolescenza e vorrebbe trovare il proprio compagno di vita mi ripeteva ciò che sento dire da sempre da tutte le appassionate che conosco. «La soluzione più logica per incontrare persone con i miei gusti sarebbe mettere un annuncio sui siti appositi, ma dopo la prima esperienza non ci provo neanche più. In poche ore ho ricevuto infatti centinaia di risposte: tutte incoerenti, offensive, da parte di tizi privi di contatto con la realtà o che nemmeno avevano letto l’annuncio.»

Restando in tema di inserzioni, una coppia che ha richiesto il mio aiuto come personal coach era invece sbigottita. «Ci piace molto il genere fetish e dopo tante belle esperienze all’estero volevamo incontrare altre coppie come noi in Italia. Il nostro annuncio dichiarava massima disponibilità e dalla foto si poteva vedere che fossimo belli e con bell’abbigliamento a tema; l’unica richiesta che avevamo posto era che ci spedissero una foto – anche mascherati – e che dopo il primo contatto ci si sentisse tutti e quattro per telefono per organizzare una cena conoscitiva.» Risultato: solo due risposte con foto, altre quattro farneticanti e nessuno li ha mai richiamati.

Ultimo aneddoto, questa volta personale. Da quando nel 2004 è uscita la prima edizione del mio BDSM – Guida per esploratori dell’erotismo estremo io stesso sono diventato persona non grata su tutti i siti a tema italiani. Ogni qual volta intervenissi su un forum numerosi sconosciuti mi bersagliavano di accuse che andavano dall’essere ‘un approfittatore interessato solo a guadagnare sulla pelle degli appassionati’ a vere diffamazioni che hanno richiesto interventi legali.
Considerato che la principale motivazione nel mio lavoro consiste nella soddisfazione di aiutare il prossimo a realizzare le proprie fantasie e vivere meglio la propria sessualità, per qualche anno mi sono incaponito a confutare queste aggressioni assurde con la logica e i fatti – finché mi sono reso conto di avere di meglio da fare, al punto che ormai non partecipo più ad alcuno di quei siti.

Ciascuno di questi esempi – e ce ne sarebbero moltissimi altri – è l’espressione di un solo fenomeno di fondo, che in Italia ha raggiunto livelli assurdi ma è presente un po’ in tutto il mondo: la scissione dell’eros estremo online da quello reale. O in altre parole: il peggior nemico del BDSM è proprio il “mondo BDSM”, o per lo meno la sua manifestazione più accessibile. Le cose però non sono andate sempre così, e capire cosa abbia condotto a tale situazione può essere molto utile per comprendere anche alcuni meccanismi chiave della psicologia del sesso insolito.

Dal viaggio iniziatico all’orgasmo istantaneo

Se diamo uno sguardo al passato possiamo notare una dinamica rimasta inalterata per secoli. Chi si accorgeva di nutrire un’attrazione verso qualsiasi forma di sessualità alternativa aveva due possibilità: reprimerla cercando di far finta di nulla, oppure intraprendere un vero percorso iniziatico nel tentativo di realizzare le proprie fantasie.
Il primo passo era dare un nome alle proprie pulsioni. Un passaggio assai difficile, perché certi argomenti “sconvenienti” erano condannati dalla società, che non solo non ne parlava, ma nemmeno ne ammetteva ufficialmente l’esistenza. Un esempio eclatante anche perché relativamente recente è Psychopathia sexualis di Krafft-Ebing: pur essendo stato considerato per decenni il testo di riferimento su questo tema era stato scritto in latino appositamente per scoraggiarne la lettura da parte della “gente comune”.

La fase successiva consisteva nel superare i pregiudizi patologizzanti, comprendere di non essere un malato bisognoso di cure e accettarsi. Poi veniva il momento di cercare informazioni più dettagliate: come si fanno i nodi del bondage? Dove mi procuro una frusta? Cosa si può fare in sicurezza e cosa espone al rischio di finire in ospedale o in tribunale? Chi produce gli abiti e gli accessori che corrispondono ai miei feticismi?

List of BDSM newstands in Italy, circa 1980

La scarna lista di tutte le edicole che vendevano riviste BDSM in Italia nel 1982

Prima del 1980 non esistevano manuali o riviste che spiegassero queste cose; nel ventennio successivo erano comunque di difficile reperibilità. In Italia la fonte più importante erano per esempio i mensili pubblicati dalle Edizioni Moderne, che tuttavia venivano venduti in meno di cento edicole su tutto il territorio nazionale.
A meno di avere la fortuna di conoscere qualcuno già esperto dell’argomento che svolgesse il ruolo di mentore si trattava quindi di un percorso tutto in salita, di cui comunque non abbiamo ancora nemmeno citato la parte più complessa: trovare qualcuno con cui mettere in pratica le proprie fantasie.

Di locali specializzati ed eventi aperti al pubblico non se ne parlava neanche. Nel nord Europa c’era qualche bordello più o meno specializzato, tuttavia le possibilità erano sostanzialmente due. La prima consisteva nel convincere il proprio partner ufficiale a esplorare insieme questi piaceri insoliti – ma ben pochi (e poche) osavano rischiare un rifiuto che avrebbe potuto portare allo stigma sociale, l’internamento in strutture psichiatriche, il divorzio o altre sciagure.

L’altra era affidarsi – ma solo dagli anni ’50 in poi – ad equivoci servizi di annunci per “cuori solitari” nei quali comparivano occasionalmente termini potenzialmente rivelatori: ‘remissiva’, ‘autoritario’, ‘amante abbigliamento insolito’, ‘di mentalità moderna’… un vero codice segreto al quale si appigliavano migliaia di speranze. Chi ne trovava il coraggio rispondeva allora in maniera semi-anonima, utilizzando il lentissimo servizio di fermo posta per spedire e ricevere la corrispondenza all’apposito banco degli uffici postali, intestandola non a persone ma a numeri di documenti personali.
Per arrivare al punto di scambiarsi un recapito più tradizionale potevano passare mesi, e ancora non era finita. Chi sarebbe stato l’interlocutore? La persona descritta nelle lettere, o un mitomane, un pazzo o un ricattatore? E anche nel migliore dei casi, quante potevano essere le probabilità che i suoi gusti corrispondessero davvero ai nostri?

È chiaro che in condizioni come queste prima di arrivare alla propria prima esperienza concreta potessero passare molti anni. Anni in cui le persone meno motivate abbandonavano l’impresa rassegnandosi a una vita sessuale più tradizionale, e quelle più caparbie alimentavano invece una passione incredibilmente intensa, inarrestabile.
Concetti oggi dati per scontati come la safeword o negoziare limiti e pratiche prima di giocare erano semplicemente incomprensibili di fronte al desiderio ardente di sperimentare finalmente ciò che aveva occupato i propri sogni per così tanto tempo. E se da una parte questo approccio aveva evidenti aspetti negativi, dall’altro garantiva un entusiasmo senza pari.
Chi aveva la costanza di percorrere tutte queste tappe fino in fondo, il coraggio di lanciarsi in un’esperienza piena di incognite, la capacità di elaborare le sensazioni provate e la voglia di continuare a cercare nuovi incontri viveva però una vera e profonda trasformazione. Come uno sciamano sopravvissuto a un’ordalia, diventava qualcosa di diverso dalla persona che aveva intrapreso inizialmente una via tanto impervia.

L’ultimo passo – e non per tutti – diveniva allora integrare questa nuova identità sociale. Divenute troppo grandi per i panni stretti dei normali ruoli civili, queste persone sentivano il bisogno di trovare i propri simili, scambiarsi esperienze, costruire una cultura comune che per quanto marginale permettesse loro di sentirsi parte di una tribù anziché solitarie schegge impazzite.
Piano piano, con ulteriori anni di ricerche, si entrava così a far parte di circoli privati, club clandestini, microcomunità che mantenevano i contatti attraverso gli strumenti lenti dell’era analogica.

E poi è arrivata Internet, e ancora più rivoluzionario il Web.

Da un giorno all’altro tutte le informazioni sono diventate accessibili nell’arco di secondi anziché anni. Tutta l’oggettistica divenne disponibile senza sforzo a prezzi anche cinquanta volte inferiori a prima. Tutta la letteratura, la cultura e la pornografia per cui fino a poco prima si poteva rischiare la galera è arrivata in massa, gratuita, facilmente mimetizzabile proprio sulla nostra scrivania. Ma soprattutto si è aperto un universo di contatti immediati.
Se fino al 1970 gli appassionati di BDSM potevano sperare di conoscere al massimo una decina di loro simili e fino al 1995 non più di un centinaio, con la Rete sono divenuti immediatamente accessibili centinaia di migliaia di uomini e donne di tutto il mondo – una rivoluzione così epocale da non essere nemmeno descrivibile a parole.

Ma a che prezzo?

Fra biochimica e antropologia

È chiaro che solo un pazzo potrebbe trovare negativo l’avvento di Internet. L’accesso all’informazione ha permesso sviluppi fondamentali nella cultura dell’eros estremo: nella sicurezza innanzitutto, dalla profilassi per le malattie a trasmissione sessuale al concetto di ‘sano, sicuro e consensuale’ delle varie pratiche di cui si compone il BDSM. Il Web ci ha permesso di affrontare le nostre fantasie più oscure senza timore, fornendo gli strumenti per compiere l’indispensabile percorso di introspezione in maniera serena e positiva. Una rete di persone prima ancora che di computer consente la creazione di punti di incontro virtuali e reali, di eventi, di corsi, di arte tematica… di certo nessuno vorrebbe tornare alle difficoltà del passato.

Muscular man under shrink wrap

Eppure anche la medaglia più splendente ha il suo rovescio. Quello dell’era digitale è paradossalmente proprio la facilità di accesso a tutta quest’abbondanza. Non si tratta di un’osservazione personale, ma di pura biochimica: quando le proprie fantasie possono essere soddisfatte istantaneamente l’organismo non ha il tempo materiale di produrre tutta una serie di neurotrasmettitori che alimentano l’eccitazione e permettono di sperimentare elevati livelli di emozione. Soprattutto, il rilascio di serotonina generato dal raggiungere il proprio obiettivo – non solo l’orgasmo, ma anche il semplice trovare lo stimolo esatto che si andava cercando – fa precipitare immediatamente l’interesse.
Perché impegnarsi a ricercare e creare l’incontro dei propri sogni, se per quanto concerne il nostro organismo si può ottenere lo stesso effetto molto più semplicemente facendo un breve giro su Youporn?

Beh, per esempio per risolvere quel bisogno di appartenenza sociale di cui parlavamo prima. Ma anche questo aspetto viene abbondantemente servito dalla Rete e dalle sue community virtuali. Difficile sentirsi un outsider maledetto quando in pochi minuti è possibile iscriversi a sei o sette forum su cui comparire con un’identità “perfetta”.
Fino a quindici anni fa definirsi ‘master’ per esempio era una discreta impresa. Bisognava incontrare qualcuno che riconoscesse il ruolo, dimostrare la propria competenza, meritare il rispetto altrui. Per fregiarsi del titolo di ‘schiavo’ era necessario essersi messi concretamente a disposizione di qualcuno, avere subito il suo sadismo, essere stato in grado di accettare ed elaborare la sofferenza che ciò comportava.

Tutto ciò è scomparso come le proverbiali lacrime nella pioggia. Nella maggior parte dei casi per conquistare queste e altre cariche oggi è sufficiente selezionarle in un comodo menu a tendina. Online nessuno potrà mai costringerci a dover dimostrare alcunché. In effetti, la maggior parte di chi “pratica” BDSM in Rete non ha alcuna esperienza concreta di ciò di cui discute, né alcuna voglia di mettersi davvero in gioco nel mondo reale.
Anche la civilissima tolleranza tipica degli ambienti virtuali è un boomerang. Senza nessuno che scacci gli indesiderabili, in qualsiasi community è fisiologico che siano proprio i più squilibrati a prevalere – diffondendo a volte teorie e informazioni che se messe in pratica risulterebbero addirittura pericolose.

Il problema, a ben vedere, non è nemmeno questa scissione fra virtualità e realtà. Pensiamo al mondo dello sport: nessuno si è mai lamentato se a una partita di calciopartecipano solo 22 atleti rispetto alle centinaia di migliaia di tifosi che seguono l’incontro dalla comodità dei loro divani. L’esistenza di una comunità di simpatizzanti è perfino un complimento.
Il guaio è che nel caso del BDSM la tifoseria è così mostruosamente numerosa, così caciarona, così violenta da avere invaso completamente il campo in cui quei poveri calciatori avrebbero tanto voluto poter giocare tranquilli la loro partita. Non c’è da stupirsi se questi ultimi a un certo punto si siano stufati e siano andati altrove a tirare due calci al pallone.
Se però in questo modo tifosi e atleti hanno trovato la propria serenità, che dire di quelle poche anime candide che nutrono ancora il sogno di giocare in serie A? Uscendo di metafora, cosa succede oggi a chi desideri avvicinarsi davvero al mondo dell’eros estremo?

La risposta l’abbiamo vista all’inizio dell’articolo. Persone piene di ottime intenzioni fanno la cosa più logica: cercano su Google, trovano un’infinità di siti a tema… e si scontrano con la “cultura” della virtualità. Arrivati a questo punto potranno avere due possibili reazioni. La prima, più frequente, è di pensare «questa gente e questo mondo sono del tutto diversi da come me li ero immaginati, e non ci voglio avere niente a che fare», passando subito ad altri interessi.

La seconda è tentare di comprendere quella mentalità, fino a che o si rinuncia o la si accetta. Risultato: ogni giorno che passa la “Scena” online si arricchisce di nuovi proseliti che contribuiranno a tenere lontani coloro che vorrebbero concretizzare le proprie fantasie. Cioè proprio coloro di cui chi frequenta i siti stessi lamenta costantemente la mancanza. È brutto dirlo, ma la risposta alla domanda «dove sono tutte le ventenni in calore e gli stalloni raffinati e bellissimi?» è solo: «altrove, perché li hai scacciati tu».
A questo punto resta da capire come risolvere questa impasse… ma da bravo sadico preferisco lasciarvi un po’ col fiato sospeso. Ne riparliamo qui, tra un po’.

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  • Naima

    Il problema del bdsm è che non c’è una definizione di bdsm.
    Le comunità virtuali sono l’esatta espressione di questo problema.
    Non c’è una definizione condivisa di bdsm e dentro il bdsm ci sono tutte le sfumature del sesso estremo compreso il famolostranismo estremo.
    Le comunità (gruppi forum che sia ) si adeguano e modellano perfettamente e comodamente a questo.
    Ognuno ha il suo bdsm bene allora fondo un gruppo con le mie regole e nessuno ha il diritto di dire qualcosa.
    Ho visto comunità bdsm con il titolo la stanza delle violenze sulle slave che è da denuncia solo il concetto eppure c’è è lì e nessuno puo dirgli che non è bdsm perchè non ci sono regole definizioni e quanto altro.
    Anche il SSC che si poteva dire non dico riconosciuto da tutti ma condiviso dalla maggioranza è messo in discussione.
    Siamo una comunità stretta attorno al nulla.
    Non c’è una linea che delimita buoni e cattivi e quindi tuttto è buono.
    L’ostruzionismo di cui parli lo conosco fin troppo bene ma non è altro che il frutto di questo non avere regole. A casa mia voglio solo chi la pensa come me tutti gli altri non sono graditi e visto che non ci sono linee che dicono che le mie idee sono sbagliate e questa è casa mia chi dice bene bravi dentro chi si permette di sollevare dei dubbi va a scontrarsi contro le barricate dei fedelissimi.
    Però allo stesso tempo nessuno nemmeno nel giardino di casa propria si prende la responsabilità di dare delle regole del proprio bdsm.
    Non ci sono comunità che dicano un master è master quando
    una slave è slave quando..
    E’ comodo così ci si autoproclama e nessuno può smentire.
    Io continuo a sentirmi senza identità.
    E cerco ancora un sito un gruppo che mi faccia sentire parte di un qualcosa.

  • https://plus.google.com/101015091039285881861/?​r​e​l​=​a​u​thor Ayzad

    Non hai tutti i torti (anzi, la fotografia è precisissima), ma in effetti le definizioni e le regole ci sono eccome: sono uguali in tutto il mondo e le ho descritte per esempio nel mio libro ‘BDSM – Guida per esploratori dell’erotismo estremo’. Tutto sta a smettere di far finta che non esistano.

  • http://unsitodiemme.com/ Marco Stizioli

    Ma non hai ancora scritto come risolvere l’impasse : (

    Ne avrei così bisogno…

    • Ayzad

      Crudele, eh?

      La risposta breve credo sia: ‘decidendosi a spegnere il PC e mettendosi in gioco davvero’, ma andrebbe elaborata molto più di così anche perché sospetto ci sia pure una soluzione più raffinata.
      Tuttavia l’argomento è serio e merita almeno un post ben pensato e scritto come si deve – cosa che in questo periodo deve necessariamente aspettare in panchina mentre vi preparo nuovi libri e do gli ultimi tocchi a un lavorone internazionale da far partire a settembre (e qui la finisco con gli spoiler).

      Facciamo così: perché nel frattempo non provi a raccontare qui nei commenti le tue considerazioni, e con l’aiuto degli altri lettori a studiare tutti insieme una buona strategia? Magari ragionandoci tutti insieme possiamo riuscire a inventarci quella piccola rivoluzione che ancora manca…

      • http://unsitodiemme.com/ Marco Stizioli

        Beh, le mie considerazioni sono uguali alle tue 🙂

        Aggiungerei anche un po’ di frustrazione, angoscia e delusione per le millemila persone che fissano un appuntamento poi, il giorno dell’incontro, hanno il telefono spento e scompaiono.

        Sono d’accordo con te che bisogna spegnere il PC e mettersi a giocare davvero.

        Un altro difetto che trovo nelle varie community è che non c’è quasi mai la possibilità di parlare seriamente (ma anche ironicamente) del “sesso insolito”.

        Sono tutti così superpresi dal loro essere MASTER o SLAVE o PORCI e blablabla che sei fai una battuta o provi a portare la discussione su un livello più profondo (come fai tu col tuo blog) che non sia quello di masturbarsi di fronte allo schermo, nessuno ti risponde più.

        Poi, ammetto che in parte può essere anche colpa mia ché mi piace entrare in questi siti e provocare e destabilizzare un po’ la situazione.

        Ma quando mi arrivano messaggi come: “Cosa ti piace fare?”, a me cadono le palle.

        Ma evidentemente è un problema mai.
        Ecco perché, negli anni, le sto frequentando sempre meno ‘ste community.

  • Ayzad

    Mettiamola così: mentre tu (e altri lettori, spero) ci pensate su… avete fatto caso che in homepage c’è il link a Sadistique, dove da anni tutti i mesi si incontra proprio quel tipo di persone che di passare la vita online non sa proprio che farsene?

    • http://unsitodiemme.com/ Marco Stizioli

      Certo che l’ho notato il Sadistique 🙂

      E ho 2 problemi al riguardo (scegli pure te qual è il più grande):

      1) il costo d’ingresso. Adesso come adesso è un po’ proibitivo per me

      2) essendo più interessato ai maschi rispetto alle femminile, ha senso per me venire al Sadistique?
      Non vorrei essere un po’ fuori luogo

      • Ayzad

        Massima comprensione per il punto 1, anche se mi permetto di notare che 7 euro l’ora (considerato che è dalle 15 alle 20) per realizzare i propri desideri è tutto sommato più a buon mercato di una cena in pizzeria.

        Per il punto 2 invece no, non saresti fuori luogo ma è vero che la frequentazione è più etero/bi che gay – però ciò dipende solo dalla mania di autoghettizzazione del mondo gay italiano, che ha la fissa di tenersi lontano dagli ambienti misti anche quando ne trarrebbe tanti benefici. L’unico modo per cambiare le cose è cominciare a partecipare, magari invitando anche qualche amico per passare un pomeriggio diverso dal solito… e vedrai che un po’ per volta il contingente gay crescerà proprio come poco per volta è cresciuto quello etero.

        Motivi per non fare cose ce ne sono sempre infiniti, a cercarli bene. Oppure si possono fare le cose.

    • http://about.me/marcostizioli marcostizioli

      Sono d’accordo con te con l’autoghettizzazione del mondo gay.

      Il Sadistique mi incuriosisce molto.
      Ci sarebbe anche il problema del dresscode ché non so se il mio fetish va bene.

      Ma di questo ne parleremo un’altra volta che oggi ti ho già tartassato troppo 🙂

      Grazie, davvero!

    • megan

      Il problema, per quel che mi riguarda, è che in una comunità virtuale si
      vorrebbero trovare confronti ed esperienze.

      Un giorno ti svegli e non riesci più a ignorare che hai certe pulsioni e che probabilmente le hai
      represse per più di vent’anni credendoti folle, o malata. Poi scopri che un certo tipo di fantasie sono piuttosto diffuse. Cerchi su internet, ma non tutto quello che vedi ti piace, e cominci a farti delle domande. Le stesse pulsioni sono inoltre piuttosto confuse: sono dom o sub? si può essere entrambe le cose? Voglio realizzare veramente tutte le mie fantasie?. Certo, navigando in rete le risposte “ufficiali” orami le trovi con estrema facilità, ma a quel punto l’esigenza di parlarne con qualcuno diventa ancora più forte.

      Il problema è che quando il novellino entra in una comunità virtuale, non vorrebbe sentirsi dire “dimmi cosa ti piace”, ” dimmi quanto sei porca” o, nel caso in cui non ti dimostri adeguatamente porca, che sei un fake;
      piuttosto uno vorrebbe avere rassicurazioni e consigli, senza necessariamente presupporre un incontro o del sesso virtuale.

      Probabilmente, sotto questo punto di vista, si dovrebbe prendere come esempio le realtà LGBT, che, oltre ai siti web di “appuntamenti ed incontri”, offrono anche una valida rete di sostegni e consulenze per esplorare la propria sessualità e imparare a conoscersi meglio prima di buttarsi nella mischia.

      Personalmente, ho avuto un’esperienza esemplare frequentando un sito, penso orami chiuso (Femdom il
      Regno). Io non cercavo compagni o avventure, ma volevo solo parlare con qualche Mistress ( ma anche con qualche slave) per togliermi dei dubbi e confrontarmi con altre donne che potevano essere potenzialmente “più simili a me”. Quando hanno capito che appuntamenti, mondanità varie e sconcezze in chat non erano ciò che
      cercavo (almeno per il momento), hanno cominciato a bannarmi, dicendo che avevo più profili (cosa che
      in realtà si è verificata solo dopo il primo bann da parte loro).

      Duclcis in fundo, una Mistress, ad un certo punto, mi ha contattata in privato dicendomi che c’era un master – eccezionalmente ospite del sito – desideroso di rivolgermi delle domande, incoraggiandomi, però, a “non farmi mettere i piedi in testa”(sic.). Per un po’ sono stata al gioco, ma dopo due minuti di pseudo interrogatorio in salsa Myer-Briggs, sono stata etichettata come “uomo che si finge donna per creare scompiglio nel sito”.

      Sostanzialmente il problema delle comunità on-line è una forte incomprensione di fondo tra novellini e veterani. I primi, se sono sani di mente, saranno sicuramente pieni di dubbi e prima di mettersi a cercare un potenziale partner vorrebbero semplicemente chiarirsi un po’ le idee, capire se sta cercando veramente un certo tipo di esperienze o se si tratta di altro ( e in tal caso dove andare a cercare quest’altra cosa …). Il veterano, di contro, è lì per recuperare un compagno di giochi e passa subito al sodo senza cincischiare in chat come un sedicenne. Di conseguenza, il primo si sente contemporaneamente in vendita e costretto a comprare senza che abbia la possibilità di capire cosa vuole veramente; il secondo vedendolo tentennare e difendersi ogni volta che si tenta
      un’avances diretta pensa di aver a che fare con un perditempo, o peggio, con qualcuno che lo sta apertamente prendendo per i fondelli. E la cosa finisce
      tragicamente così.

      • Ayzad

        Innanzitutto scusa per il ritardo nell’approvare il commento, che era finito nello spam.

        Non saprei dirti se tutte le community siano come le hai descritte: di sicuro però le avance che racconti sembrano più quelli di persone immature e superficiali, che non di qualcuno che approcci l’eros con un po’ di buon senso – “veterano” o meno. Purtroppo l’unico commento che mi viene in mente è un triste ‘Quod erat demonstrandum’.

  • SARA

    articolo illuminante (ci ho messo u po’ ad arrivarci ma mi fa piacere averlo letto anche se due anni dopo). Io ho avuto fortuna e in una Community ho trovato il mio Padrone e compagno di vita e so per certo che nella stessa Community si sono formate anche altre coppie reali. Constato però che è una lotta continua contro chi entra solo per rovinare l’ambiente con comportamenti che nulla hanno a che fare con il BDSM, solo perché è frustrato o pretende di trovare le sue “vittime” più facilmente in un sito BDSM che non su “DAMMELA SUBITO.XX”.
    In ogni caso credo che autoghettizzarsi all’interno di locali a tema sia controproducente e che comunque la maggio parte delle persone trova il coraggio di frequentare posti simili solo dopo anni. Per cui credo sia giusto tentare di mantenere vive e sane le community virtuali BDSM e continuerò a tentare di dar il mio contributo perché la community che mi ospita resti sempre un posto che merita davvero. Grazie di questa piacevole lettura. continuerò di certo a seguire.

  • Alpha_Arietis

    Buon giorno Ayzad,
    arrivo a questo articolo dopo un percorso personale intrapreso nel 2011, proprio in seguito a domande che mi ponevo su me stessa.
    E’ così che ricordo la scoperta della mia natura: una sensazione di folgorazione, una luce dolorosa, abbagliante, necessaria,
    sconvolgente e a tratti nauseante per la potenza con la quale bruciò incessante lo sguardo dell’anima, rendendomi cieca a qualsiasi altra realtà relazionale.

    Un percorso che iniziò con il mio approdo in una Community ed una conversazione con qualcuno che distrusse pezzo per pezzo la mia superba ignoranza (e Dio solo sa quanta ne
    avessi), fatta di preconcetti ed iniziò a lasciarmi con una domanda rivoltami, primo passo di un percorso ancora oggi in evoluzione:”Ma tu chi cazzo sei?!”

    Io sono un ero, sono e sarò in continuo divenire a livello umano e a
    maggior ragione nella mia natura.

    Il punto vero è che anche io per amore vero di conoscenza del mondo BDSM, ho tentato di dialogare, capire, comprendere, relazionarmi con persone che ne capissero, sapessero di più di me per 5 anni. Ho studiato, letto moltissimo (anche i tuoi scritti, sempre profondamente equilibrati). Alla fine, ho capito che se nel mondo BDSM attuale cerchi onestamente e concretamente di vivere te stessa, amando chi sei e ciò che stai facendo, è assai raro, se non quasi impossibile, trovare ciò che cerchi e soprattutto, trovare coerenza, concretezza, verità, onestà, equilibrio.

    Si, il vero problema del BDSM è la fiumana umana che ignorantemente ne deturpa i concetti, il vero vissuto, la profondità e la bellezza distorcendone l’immensa meraviglia, offuscando il miracolo d’equilibrio che rappresenta il rapporto D/s.

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