Mentre scrivevo Bdsm - Guida per esploratori dell'erotismo estremo mi sono ritrovato a dover spiegare in poche righe come fosse l'archetipo del rapporto 24/7 nella fiction. Ecco il risultato.


24/7

La ragazza si svegliò con un sussulto, spaventata dal rumore dei passi nel corridoio che conduceva alla sua stanza. Il suo corpo si mosse automaticamente, guidato dall’abitudine a una disciplina severa: prima ancora di avere messo a fuoco le pareti attorno a sé si era alzata dal tavolaccio su cui dormiva, e ora stava ripiegando ordinatamente la coperta su di esso.
I passi si fermarono di fronte alla porta. Il suono del mazzo di chiavi che veniva staccato dalla cintura cui era appeso la accompagnò mentre si inginocchiava a terra: nel farlo la catena che univa il suo collare metallico all’anello nella parete le sfiorò la schiena e le natiche nude, facendola mugolare per il freddo del ferro e per come aveva strofinato i segni ancora brucianti della fustigazione della sera prima. Al primo giro di serratura ebbe l’attenzione di controllare le ciotole nell’angolo: erano esattamente al loro posto, svuotate con devozione.

Il secondo giro le diede il tempo di appoggiare la fronte a terra e incrociare le braccia dietro la schiena, come le era stato insegnato. Quando la porta si aprì, il semplice fatto di non venire colpita dal frustino della Padrona le confermò che si era comportata perfettamente. Venne attraversata da un senso di soddisfazione nell’essere diventata finalmente una brava schiava, subito annullato dal pensiero che essere perfetta fosse semplicemente il suo dovere: non c’era nulla di cui gongolare.

La mano guantata della sua Signora aprì senza esitazioni il lucchetto che univa catena e collare: la pelle nera dei suoi stivali alti, con il suo odore inebriante, scricchiolò leggermente mentre si rialzava dando un leggero brivido feticistico alla sottomessa. La voce di Lady Sonia la scosse da quel sottile piacere: “Muoviti, cagna: in cucina a prepararmi la colazione, poi ti voglio trovare lavata e in ordine nella camera di tortura. Oggi mi sono svegliata con la voglia di vederti piangere sul serio…”

La ragazza gattonò rapida ma sensualmente come era stata educata a muoversi verso il primo compito di un’altra giornata di schiavitù. Qualche minuto dopo, mentre spremeva le arance per il succo della Padrona, con un rapido sguardo alla finestra velata di pioggia vide in lontananza la fermata dell’autobus presa d’assedio da chi si dirigeva al lavoro.
Si lavò le mani dalle gocce di succo, resistendo alla tentazione di leccarle dalle dita come era solita fare prima di entrare a servizio: sapeva bene che la sua colazione dovevano essere solo gli avanzi di Lady Sonia - se ce ne fossero stati - e che la sua prima bevanda del giorno sarebbe stata ben diversa. Dispose con attenzione il vassoio per la signora, su cui aggiunse un bigliettino in bella calligrafia in cui confessava la sua mancanza: “Ore 7,31 – La Sua schiava ha alzato la testa senza permesso e ha guardato oltre i muri della Sua casa”. Avviandosi verso la camera da letto, si chiese quale punizione extra si fosse già guadagnata. L’ultima volta per una impudenza simile aveva dovuto portare quel terribile strumento posturale per una giornata intera… quindi oggi sarebbe andata giustamente peggio.

Mentre bussava con grazia e umiltà alla porta della sua proprietaria assoluta, ripensò alla gente stipata sotto la pensilina della fermata. Non avrebbe fatto cambio con la loro vita per nulla al mondo.

Torna ai Racconti