Dicono che con Internet la privacy non esista più. Vero: questa anteprima per esempio mi era scappata in un forum misconosciuto, ma qualcuno l'ha copiata sul suo blog, e poi su un altro... e alla fine era inutile nasconderla. Ma per sapere da dove viene dovrete aspettare ancora un po'.
Intanto, ha vinto il concorso di letteratura erotica di Fetishwear...
BRICOLAGE
Weiss entrò da BriColeur, sede Como Sud, come una diva sale su un palcoscenico. Rispondendo istintivamente al richiamo del ticchettio dei tacchi a spillo sul pavimento di cemento liscio, gli addetti al banco informazioni e metà dei cassieri si erano già voltati a guardarla prima che le grandi porte scorrevoli si fossero chiuse alle sue spalle. Gli altri li imitarono un attimo dopo, incuriositi da cosa mai avesse potuto dipingere un'espressione tanto ebete sul volto dei colleghi. La donna trattenne a stento un sorriso: benché il suo scopo fosse precisamente suscitare quell'effetto, le reazioni esagerate degli uomini non smettevano di stupirla.
Parte del merito era sicuramente delle ore passate in palestra e dall'estetista, che le permettevano di competere con molte ventenni nonostante avesse ormai il doppio dell'età. Il trucco curatissimo era un altro elemento. Ma ciò che più colpiva era la scelta degli abiti: un tailleur grigio anni '40 che riusciva a essere al tempo stesso tanto severo quanto sexy e ne fasciava il corpo facendo risaltare ogni curva. Sotto, una semplice camicetta bianca di cui era stato dimenticato" aperto un bottone di troppo, a lasciare intravedere una scollatura mozzafiato esaltata dal bustino vintage con stecche di balena. Il tocco finale era affidato ai guanti in pelle di vitellino, alle calze - fumé, con riga dietro e l'orlo ricamato che si poteva appena intuire attraverso lo spacco della gonna - e naturalmente alle scarpe. Stiletto da quindici centimetri e décolleté accentuato: un monumento al feticismo.
L'unico a non sembrare ipnotizzato dal suo ancheggiare era Schwarz, che la seguiva indispettito portando uno dei grossi cesti di plastica col marchio del negozio. I suoi jeans e felpa griffati erano l'esatto contraltare del look della compagna, e insieme all'abbronzatura e al taglio di capelli lo etichettavano immediatamente come una vittima dei capricci delle riviste di moda. "Ma era proprio necessario farmi prendere il pomeriggio dal lavoro per venire in un centro del fai da te?" Weiss si girò di scatto e tracciò un arabesco nell'aria con una mano, sino ad appoggiarvi il mento e la guancia; l'altra mano andò a sostenere il gomito, nella pantomima di una impegnativa meditazione. "In effetti. sì, penso di sì," lo informò con fare corrucciato. "Tu devi comprare una plafoniera nuova per il garage. E io ho bisogno di qualcosina per non fare brutta figura domani sera." Le labbra dell'uomo si aprirono in un sorriso. "Sono sicura che in un posto così grande," aggiunse lei a voce più bassa, accarezzandogli il viso con un dito, "avranno anche qualche pervertibile, non credi?"
Lui ebbe un brivido. "Sicuramente, amore. Con la tua fantasia, poi."
La donna gli si avvicinò come per baciarlo. Quando lui socchiuse la bocca, però, si interruppe a pochi millimetri e si limitò a sussurrare: "Già."
Un attimo dopo Weiss stava già dirigendosi verso la corsia Autoaccessori. Ancora inebriato dal suo profumo, Schwarz strabuzzò gli occhi e si precipitò a seguirla.
Lei percorse sinuosa il corridoio sino a un lungo scaffale di bombolette spray. "Cominciamo dall'indispensabile," disse passandogli due confezioni di polish per cruscotti. "Con questo potrai lucidarmi la catsuit nuova e far brillare anche i tuoi boxer in lattice." Non c'era stato alcuno sforzo di moderare il tono della voce. Una giovane commessa che stava disponendo della merce su un ripiano poco distante arrossì e si voltò per dar loro le spalle, sperando di non farsi notare. La cliente era però inarrestabile nelle sue provocazioni. Con un sorriso compiaciuto fece un passo verso la ragazza accucciata a frugare in uno scatolone e, facendo scivolare le mani lungo le gambe fino a piegarsi ad angolo retto, aggiunse: "O credi che la tuta di latex intera possa farmi il sedere grosso, caro?"
"Direi che non c'è pericolo, amore."
La commessa raccolse in fretta il cartone e fuggì altrove, mentre i due amanti si scambiavano uno sguardo carico di passione e malizia. Continuarono a esplorare il grande capannone con metodo, percorrendo uno dopo l'altro tutti i corridoi. Nell'area 'Hobbistica' Weiss acquistò una bacchetta in fibra di carbonio lunga e flessibile, che fece fischiare nell'aria eliminando ogni dubbio sul suo futuro utilizzo; in 'Impiantistica' due metri di tubo corrugato in gomma. Altrove si divertì a terrorizzare il compagno, esaminando con aria crudele articoli particolarmente minacciosi. Componenti meccanici e passamanerie, aggeggi minuscoli e ingombranti utensili edili: bastava un suo ghigno per colorare gli oggetti più improbabili di sinistri impieghi erotici.
"Uh! Le mollette da tenda!" esclamò allegra come una bimba quando vide il reparto 'Arredamento'. Schwarz non riusciva a nascondere quanto fosse preoccupato ed eccitato, e lei approfittò della cosa sfilandosi un guanto con la grazia ostentata di una brava spogliarellista: a giudicare dall'espressione dell'uomo, sarebbe bastato poco di più per fargli perdere del tutto il controllo. "Tienimi questo," mugolò languida sfiorandogli le labbra.
Lui aprì la bocca, e si ritrovò con il guanto fra i denti. Pareva proprio un cucciolo con il suo osso, tanto che la donna non riuscì a restar seria: "Fa' attenzione a non sbavarmelo, capito?"
Weiss prese a esaminare le semplici molle con l'occhio di un'intenditrice.
"Queste no, che tagliano troppo. Questa so già che non tiene. Arancioni? Ma chi diavolo usa mollette arancioni?" Finalmente trovò un modello di suo gusto: metallo nero, senza particolari decorazioni e con denti arrotondati. Volgendosi verso l'uomo, che non aveva perduto l'aria da cagnolino ubbidiente, aprì le dita della mano nuda e si applicò la pinza sulla pelle fra pollice e indice. "Ahi, com'è dura." piagnucolò mordendosi il labbro ma senza per questo toglierla, "Pensa che fa male persino qui, dov'è quasi insensibile. In altri punti deve essere proprio. una tortura." Il ragionamento venne concluso da un piccolo e sensuale sospiro quando aprì le ganasce, per ammirare brevemente il segno che avevano lasciato sulla pelle. Schwarz aveva gli occhi lucidi.
"Non potresti fermarti alle mollette da bucato, amore?" la supplicò non appena lei riprese il guanto liberandogli la bocca.
"Ma no, che sciocchezza! Non hai visto come sono antiestetiche? Sono così dozzinali: una tale caduta di stile! E poi," aggiunse fissandolo negli occhi, "mi sembra di ricordare che hai ancora qualcosa da farti perdonare, vero?"
Lui abbassò immediatamente lo sguardo: "S. sì, amore."
"Bene. Allora diciamo che ne prendiamo... quattro? Ma no, facciamo sei, che non si sa mai. E ora andiamo a cercare i nastri adesivi."
Nella sezione dedicata agli attrezzi da giardino incontrarono due ragazzi mediorientali in abiti da muratore, intenti a caricare pesanti vasi di cemento su un grosso carrello. Il più maturo dei due fece cenno all'amico di seguirlo e si accodò alla coppia gustandosi senza pudore lo sculettare della donna mentre l'altro, visibilmente imbarazzato dalla situazione, simulava maldestramente di star cercando qualcosa nei corridoi attraversati. La processione continuò per un po', accompagnata da un monologo in arabo dell'operaio "anziano", interrotto solo dalle sue occasionali risatine. Dopo un paio di corsie Weiss si fermò di colpo, prese il primo oggetto a portata di mano e lo andò a consegnare al giovane: "Ragazzi, certe cose vanno fatte con buon gusto: c'è un limite a tutto. Tieni, yaakhuth!"
Questi arrossì e cominciò a balbettare qualcosa, ma lei si era già parata di fronte all'altro, furente. "Teer, teer wasek!" gli urlò in faccia. I muratori sparirono a passo di corsa.
"Vedrai che quando racconteranno agli amici di averti incontrata questa parte se la dimenticheranno," rise Schwarz.
"So che 'wasek' vuol dire 'porco', ma l'altra parola cos'era?"
"Quale, 'Teer'? 'Via dalle balle'. Una delle prime frasi che impari a lezione di danza del ventre."
L'allegria dell'uomo si trasformò improvvisamente in sobrietà reverenziale. "Guarda, ecco i nastri," mormorò. "È per quella specie di bozzolo, vero?"
"Proprio così. Su Talons & Fouet c'era un articolo di Maîtresse Yvette che consigliava di usare l'american tape. Prova un po' a vedere se lo trovi. Dice che tiene bene e quando lo togli non lascia colla sulla pelle."
"Sperando che sia meglio di quello che hai provato l'altra volta: sto ancora aspettando che mi ricrescano i peli sul braccio."
"Oh, povero il mio amorino depilato. Non volevo essere cattiva, giuro," scherzò lei. "Eccolo! Quanto ne servirà?"
"Tanto, ho paura. Non potevo trovarmi una che usa le corde come tutte le altre, dico?"
"Se vuoi una 'come tutte le altre' va' pure, caro. Però poi non tornare a cercarmi, capito? A sentirti," disse imbronciata mentre riempiva il cestello con i rotoli di nastro grigio, "sembra quasi che a stare con me ti annoi. E dire che passo le giornate a studiare come farti divertire, che farei di tutto per tenerti con me."
Weiss gli mostrò una delle confezioni: "Tenerti stretto stretto stretto." Lui deglutì, contemplandola adorante.
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