SCENDENDO - PER CAPIRE UNA VITA FATTA A SPIRALE
mercoledì, 24 novembre 2004
Si riparte...
Ma chi voglio prendere in giro... Tanto saranno quindici anni che ci penso: sarà il caso di farsene una ragione.
Gli psicologi dicono che scrivere un diario aiuta a chiarirsi le idee. A fare meno confusione.
Sarà.
Ma visto che oggi si riparte, tanto vale provarci, e fare pure la tecnologica. Ormai il blog ce l'ha anche mio nonno, e io chi sono per non farne uno? Se tanto mi dà tanto è davvero più comodo di tenere un quaderno che poi come minimo ci rovescio sopra il caffè la mattina, e addio idee chiarite. E se qualcuno lo scopre... chi se ne frega. Finirò in piazza una volta di più.
Come se mi dispiacesse.
E ora sotto con Internet, che tanto l'insonnia è dalla mia parte.
Postato da: Betta a 00:34![]()
Prime impressioni
Le prime impressioni del mio giro di ricognizione non fanno pensare bene: sono passati più di due anni, e Internet è sempre uguale a se stessa. Tante chiacchiere, tanta gente che evidentemente non ha la minima idea di ciò di cui si ostina a parlare, tanti siti e community (si dice così, no?) che si vede subito che raccolgono i peggiori sfigati (e sfigate... sono per le pari opportunità) ormai residenti in pianta stabile solo nei loro computer. Madonna, che tristezza!
L'antropologa che è in me in compenso se l'è goduta alla grande. Considerato che alla fine avrò dormito sì e no un paio d'ore al massimo dovrei essere esausta, invece studiare tutta quella varia umanità mi ha messo addosso una bella energia.
Scoperta numero uno: non sono conciata tanto male quanto credevo. Insomma... c'è chi sta peggio, diciamo.
Anche questa cosa del diario virtuale mi intriga più di quanto credessi. Voglio proprio vedere se riesco a essere costante.
Per il momento mi ha già fatto fare un'eccezione alla mia regola rigorosa che in ufficio ci si viene solo per lavorare. (Seeeeeee...)
Stasera, fase due: se non svengo appena tocco il divano (probabile), tiro fuori quella lista di siti che mi aveva preparato M e vado a vedermi se ci sono ancora, cosa sono diventati, eccetera eccetera.
Bella scusa, l'antropologia.
Postato da: Betta a 13:49
venerdì, 26 novembre 2004
Come da previsione (o no)
Certe volte mi piacerebbe sapermi sorprendere, ma non c'è niente da fare... avevo detto che probabilmente sarei crollata? Infatti. Come un sacco di patate, 30 secondi dopo aver digerito la mia minima e dietetica cenetta.
Quindi, due giorni di sensi di colpa verso l'impegno che mi sono presa, resi anche peggiori dalla cena aziendale di ieri: rientro a notte fonda, più lavoro serrato tutto il tempo. E il blog? E i miei doveri? Fortuna che a sentirmi in colpa sono una professionista, così eccomi qui a espiare appena rientrata a casa, senza nemmeno farmi una doccia prima. Sotto col racconto.
Intanto lo ammetto: ho peccato. Mea culpa mea culpa mea culpa. Almeno al ritorno dal ristorante thailandese (buono!) avrei dovuto scrivere la mia paginetta di blog, e invece mi sono data al piacere. Beh, diciamolo: non che avessi molto da raccontare. Però l'oretta che sono stata sveglia l'ho passata a rivedere i Preferiti dell'M che fu, religiosamente conservati sullo stesso cd con tutte le foto che mi ha fatto.
Visto che ho promesso di essere sincera, lo dico: che emozione! Emozionarsi per dei siti Internet è stupido e anche un po' patetico, lo so, ma ritrovare certe immagini mi ha fatto venire le farfalle allo stomaco. Le nostre eroine, quelle che osservavamo insieme e veneravo come miei modelli, sono ancora tutte lì: kirsten, marie, rita e le altre. Continuano sulla loro strada (e che mi credevo? Mica come me...), in certe foto sembrano un po' invecchiate, e sono sempre più belle.
Certi siti non ci sono più, uno che aveva appena aperto ed era sfigatissimo ora è un superportalone, di altri ho visto rapidamente le pubblicità, stuzzicanti.
Poi ho guardato velocemente anche le nostre foto. Beh, le mie foto. Uno shock, davvero. Un po' non mi riconoscevo neanche, un po' mi ricordavo perfettamente i dettagli più insignificanti (tipo un odore o la piega di un tappeto mentre lui scattava). All'inizio a vedere certe cose mi sono fatta persino un po' schifo, una sensazione strana che non avrei immaginato. Poi ho notato certi particolari.
Lo sguardo che avevo in certe foto, i muscoli morbidi e rilassati, la giustezza di tante situazioni. D'altra parte, se mi chiedo qual'è stato il periodo più felice della mia vita la risposta è sempre la stessa: quando stavo con M. No, dai, onesta: quando ero di M.
Mentre mi struccavo prima di andare a dormire mi sono guardata allo specchio. Un'altra. Sì sì, la ragazza si è tenuta bene, per carità: come fisico siamo persino messe meglio di allora. Però la faccia era quella della Signorina S, segretaria d'alta direzione nella multinazionale I, e niente altro.
Bravina, perfettina, tante potenzialità e una vita più che dignitosa, ma lineamenti duri e stronzi, e soprattutto zero vita negli occhi. La luce che c'era era tutta nostalgia.
M'è venuto da piangere, mi sono buttata sul letto e fanculo il blog e il mondo. Grazie al cielo sono crollata... non mi sarei sopportata.
Ed eccoci a oggi. Voilà, la Signorina Perfettina col suo tailleurino, il suo palmarino con gli appuntamenti del capo, il lavoro tutto portato avanti di un giorno almeno così si fa sempre bella figura. Scarpa giusta, colazione equilibrata e schifina (ma tanto ormai mi sono abituata), trucco discreto.
Inappuntabile, se non fosse per lo sguardo dallo specchio. Fossimo stati in un film ci saremmo messe a parlare, il mio riflesso e io, e me ne avrebbe dette di tutti i colori. Anzi, fosse stato un film di Disney nello specchio ci sarebbe stato uno dei suoi cuccioli iperglicemici, con gli occhioni luccicosi, tipo quando vai al canile a scegliere un randagio e sono tutti lì a sperare di uscire dalla gabbia (fatto una volta, mai più nella vita, grazie).
Durante la giornata, nei momenti meno opportuni ogni tanto il cucciolo si faceva risentire. Vi presento me stessa: un cartoon porno-patetico intrappolato nel corpo di una stronza.
"Fatemi uscire!"
"Sta buona"
"Fatemi uscire, voglio andare a correre là fuori, come una volta"
"No che ti fai male"
"Ma io mi divertivo tanto, fatemi uscire, per piacere..."
Seee. Certo che ti faccio uscire. Siamo qui a fare il blog apposta, no? Devi solo avere un po' di pazienza, lo sai che ho deciso di lasciarti libera. Intanto in tre giorni abbiamo già liberato i vecchi sogni di diventare una grande scrittrice: per te ci mettiamo solo un altro po'.
Anche perché me la sto facendo sotto, diciamolo.
Devo essere cretina. Non è andata bene l'altra volta: perché dovrebbe questa? Ok, sono più grande e dovrei capirci qualcosa di più.
Come no.
Intanto, cucciola mia, adesso si finisce di scrivere, poi cenettina veloce e si ricomincia a studiare. Programma: ci guardiamo bene i siti dell'altro giorno, magari giro veloce di chat (oddio, ci saranno ancora?) e come masochismo finale andiamo a vedere la vecchia casella di posta che mi aveva aperto M.
Postato da: Betta a 19:27
La camera degli ospiti
(Ecco. Per una volta che mi impegno a scrivere in orario, il blog non c’è. Menomale che l’avevo scritto con Word e salvato…)
Quasi 24 ore dedicate alla mia anima cucciola… mi sembra siano volate: proprio vero che quando si fanno cose che ci piacciono non ci si accorge del tempo.
Mi sono riletta le vecchie lettere e il contratto. Sono scesa in cantina a prendere le valigie chiuse da più di due anni. Ho guardato siti.
Ogni cosa mi ha fatto provare nostalgia e rabbia per avere lasciato quella che è la mia strada naturale, quella per cui sono nata.
Col senno di poi avrei dovuto accettare l’offerta di C, continuare il mio percorso senza perdere un istante. Se fossi stata più brava l’avrei fatto, avrei seguito il consiglio di M.
In tutto questo tempo mi sono ripetuta almeno un milione di volte che sarebbe stata una pazzia, una ingiustizia verso il nostro amore e il suo ricordo, che comunque non si può vivere così, eccetera eccetera.
A dire la verità non so se sia anche così, ma adesso riconosco che a parlare è stata in gran parte la mia paura. Sarebbe stato fare l’ultimo passo verso quel tipo di vita, e non me la sono sentita di affidarmi a qualcun altro.
Ok, forse non ero ancora pronta del tutto.
Ma se l’avessi fatto? Oggi so che alla lunga sarei stata più felice, che non mi sarei persa una opportunità preziosa, che adesso forse sarei ciò che ho sempre desiderato.
Va beh, devo finire il racconto della giornata. Tanto faccio in fretta: ci sono solo due cose.
Primo, le chat. Obbligatorio passare a vedere come sono, ma non ho resistito più di mezz’ora. Quelli che passano le ore in chat sì, che sono irrecuperabili. Perché sprecano la loro vita così invece che vivere davvero, nel mondo reale?
Sì, ok, senti chi parla. Però permettetemi di fare la vedova inconsolabile almeno una volta ogni tanto: a loro non è mica successo quel che è successo a me, cavolo!
Almeno ho imparato una cosa: di lì non devo più passare. Ho capito che Internet per queste cose può essere molto utile, ma non voglio certo ridurmi a intrattenere ragazzini brufolosi e mariti che non hanno nemmeno il coraggio di farle davvero, le corna alla moglie, anziché virtuali. No grazie.
Secondo, la mail. Incredibile: più di 1000 messaggi, e solo perché a un certo punto si è riempita e non ne ha accettati altri! Poche pubblicità, un sacco di persone che si informavano dell’annuncio che mi aveva fatto pubblicare M (per la maggior parte dei cretini, credo, ma guarderò con più calma) e tanti messaggi degli amici che ci erano più vicini.
Che strano: si pensa che questi ambienti siano popolati da individui senza morale e senza scrupoli, e invece…
Per leggere tutte le mail ci vorrà un pezzo, ma voglio farlo. Già nelle poche che ho aperto ho ritrovato tanti ricordi che sono anche informazioni utili. Mi sta tornando in mente chi erano le persone belle e quelle da evitare, episodi vissuti da sola o con M, tante cose che mi sono accorta di avere quasi rimosso in questi anni.
Non ho ancora bene chiaro quale strada prenderò per rientrare in quel mondo, ma credo che partirà proprio da quei messaggi.
Insomma, sono la solita casinista di sempre. Mi sembra di essere sulle montagne russe: non so se avere paura, ridere, eccitarmi, spaventarmi, tuffarmi o restare attaccata con tutte le forze alla mia routine da Brava Segretaria… credo che se dovessi fare la paracadutista mi sentirei allo stesso modo.
Intanto dieci minuti fa ho preso una decisione. Da domani la stanza degli ospiti, che tanto non ho mai usato, cambia destinazione. Diventerà il mio spazio per queste cose.
Intanto ci sono le valigie, ancora chiuse. Ospiti nella mia vita e nella mia casa.
Loro non lo sanno ancora, ma quando si saranno abituate spero che si fermino ad abitare con me.
Mi piacerebbe tanto.
Speriamo che siano gentili…
Postato da: Betta a 13:05
domenica, 28 novembre 2004
Partita di scacchi
Rieccoci. Che strana, questa cosa del blog: prendersi un appuntamento per raccontare la giornata e i pensieri è una novità per me. Credo che mi stia facendo bene. Mi costringe a osservarmi con attenzione, la stessa che di solito riservo agli altri.
Questo è un momento in cui la razionalità mi serve davvero. Lasciarsi andare all’istinto sarebbe così facile e liberatorio… Non voglio fare cazzate, però. Ho già sbagliato stile di vita una volta (una? Magari!) e ora vorrei proprio fare la scelta giusta, muovermi bene.
Prima mi sono riletta, e sono fiera di me. Sto affrontando questa avventura come una partita a scacchi, pensando le mosse in anticipo, senza tuffarmi impreparata nella mischia.
Naturalmente mi è venuto anche il dubbio di essere troppo fredda, che facendo così non riuscirò a fare il grande passo, però non credo che le cose stiano così. È solo che mi sono scottata in passato e non voglio che succeda più.
Certo che tenere a bada l’eccitazione non è per nulla facile. Oggi sono stata molte volte sul punto di cedere, abbandonarmi al richiamo della libido, ma ho resistito. Non voglio cascarci, e ho i miei motivi.
Primo, mi conosco. Sarebbe facile abbassare la tensione masturbandosi o con qualche giochino da sola, ma poi finirebbe che troverei qualche scusa per accontentarmi di questi passatempi. Già mi vedo, a fare la vecchia signora che si consola col suo vibratore lasciando fuori il mondo… che orrore! No, ho deciso di essere onesta con me stessa e lo sarò. (però che voglia…)
Secondo, quando sarà il momento voglio arrivarci “vergine”. Beh, più o meno. Insomma, è così che mi sento. E poi sarà un bel regalo da fare.
Romantica e masochista. Eccomi qua.
A ogni modo, oggi ho letto un sacco delle vecchie mail. Quasi tutte quelle dell’annuncio erano proprio la tristezza prevista: gente frustrata chenon ha idea di quel che dice. Frustrata dalla vita, ma credo più da se stessa e dalle sue convinzioni stupide. Leggere le loro parole mi ha fatto bene: è importante sapere cosa non si vuole diventare, così ho un punto di riferimento preciso.
Il resto si divideva equamente fra falsi amici pronti a saltarmi addosso già dopo due giorni e amici veri. Beh, diciamo qualche amico vero e tante conoscenze che per lo meno sono state oneste nel dichiarare le loro intenzioni. L’ho apprezzato. Mi piace l’onestà, e nel mio caso specifico… beh, era giusto che facessero così.
Stupida io a non accettare, e fifona. E traditrice della fiducia di M.
(lunga pausa. Stavo per scrivere tutta una cosa sui sensi di colpa e la mia inadeguatezza, ma tanto è la stessa storia di cui ho già parlato)
Va beh, è finita che ho messo da parte una serie di mail: le persone valide da una parte, e tutti gli altri nel cestino. Non so se li contatterò, e poi avranno anche cambiato indirizzo, però è bene sapere con chi avrò a che fare.
Il resto della giornata l’ho passato a fare la donnina di casa (eh già, c’è anche quello da fare…) e soprattutto a preparare la camera degli ospiti.
L’ho presa che sembrava una stanza d’albergo da tanto era vuota e triste, e adesso sto già pensando a dover mettere qualche scaffale, dei mobili, non so. Comunque aprire il termosifone fa miracoli: già il fatto di non entrare in una ghiacciaia cambia tutto.
Le quattro valigie (più uno scatolone di libri e riviste) hanno già conquistato tutto lo spazio. Cavoli, le avevo proprio riempite bene: rivedere tutti quegli oggetti impacchettati con tanto ordine mi ha fatto impressione. Sembrava un pacco dell’Ikea: neanche un centimetro sprecato, tutto bello pulito, ordinato, ogni cosa nel suo sacchettino per non fare rovinare il latex ed evitare che le cose scure sporcassero quelle chiare, come mi aveva insegnato. Ho l’impressione che adesso non sarei più capace di essere così precisa… un’altra cosa che mi manca della mia vecchia vita, una cosa che avevo conquistato con fatica e che ora dovrò riconquistare dal principio… Cretina che sono stata!
Ho appeso gli abiti (uno si era rovinato lo stesso), disposto le cose nei cassetti, aperto i pacchettini. Certi oggetti non mi ricordavo neanche che li avessimo. Di certi altri ho riconosciuto il profumo prima ancora di tirarli fuori.
I libri all’inizio stavo per metterli nell’armadio, nascosti, ma poi mi sono accorta che l’automatismo stava facendomi un brutto scherzo. Ora sono tutti in bell’ordine sullo scaffale: basta entrare in camera e li si vede subito, con tutto il loro “scandalo”. Magari per il momento la porta la tengo chiusa a chiave, però. Un passo alla volta.
Non ho provato niente. Né le cose che mi mancavano tanto, né quelle che avevo tanto odiato.
Ci sarà tempo.
E adesso prepariamoci per dormire, che domani torna in scena la grande segretaria.
Postato da: Betta a 23:22
martedì, 30 novembre 2004
Buona domanda
Di nuovo in ritardo coll'appuntamento con il blog... per fortuna c'è poco da dire e lo posso fare anche dall'ufficio.
Ho finito di guardare le mail (tolte le pubblicità e gli scemi non c'è voluto poi tanto). Ora ce ne sono una ventina da parte, e una mi è saltata all'occhio e non ho potuto non leggerla. Diceva: "Adesso cosa vuoi fare? O in altre parole: come vuoi vivere, di cosa hai davvero bisogno?". Proprio così. La domanda perfetta al momento sbagliato... ci penserò.
Unica altra cosa degna di nota: ho visto il sito di mook. Non volevo credere ai miei occhi. Tanto per cambiare, non ho saputo se scappare o morire d'invidia.
Postato da: Betta a 12:12
Ancora sveglia
Tre del mattino e sono ancora sveglia.
A pensare a chi scrivere, ma soprattutto a cosa dirgli.
A pensare a quella domanda.
Di che cosa ho davvero bisogno? Come voglio vivere?
Quando mi sono trovata a dovere dare il nome a questo blog ho pensato che tutto sommato è questo che sto facendo: voglio scendere. In tutti i sensi: dal mondo, dal casino, da un ruolo che non è mio, da un livello che non mi appartiene.
E la mia vita è fatta davvero a spirale: per scendere basterebbe andare dritte verso il basso, ma invece mi sono trovata a fare un percorso lunghissimo che gira sempre intorno allo stesso punto, cui mi sto avvicinando con molta più lentezza di quanto vorrei. O forse no. Non so.
E' incredibile anche come sono un tappo, nel senso di quelli di sughero. Più li spingi a fondo, e più quelli schizzano di nuovo su, anche se non vogliono (credo, almeno). C'è gente che per salire sarebbe disposta a tutto... e io non riesco a scendere.
Meglio che vada a dormire.
Tanto lo so che continuerò a rimuginare tutta la notte.
Postato da: Betta a 02:18
mercoledì, 01 dicembre 2004
"Si spieghi pure con parole sue"
Ok. Ci ho messo due giorni per rimettere insieme i pezzi di un puzzle che ho raccolto in tutta una vita, ma adesso credo di avere capito.
So cosa voglio e perché.
Beh, più o meno.
Appena riesco a trovare anche le parole (e il coraggio) per dirlo, lo scrivo.
(Madonna, che stretta allo stomaco... qui mi sa che una volta messe nero su bianco, con certe idee poi ci dovrò fare davvero i conti...)
Postato da: Betta a 23:52
domenica, 05 dicembre 2004
Tutta la verità
Sarà la trecentesima volta che riscrivo questa pagina: se non fosse per l’impegno che ho preso e il fatto che domattina si parte per la fiera, e per una settimana mi sa che non avrò proprio modo di “bloggare” nulla, credo che cancellerei tutto e ripartirei da capo ancora trecento (o tremila) volte.
Ho paura. Un po’ di vergogna ma soprattutto paura di queste parole. “Cosa vuoi dalla vita?” non è una domanda facile, soprattutto in certi casi. Vorrei essere precisa nella scelta dei vocaboli: per questo ho limato e cancellato per due giorni. Poi vorrei essere sicura di non scrivere una stupidata, di non prendere una cantonata colossale, di non intrappolarmi da sola.
Ecco, vorrei essere sicura di non sbagliare. Mi sento come se dovessi attraversare a piedi tutto un continente e non solo non avessi una mappa, ma neanche delle indicazioni mediamente precise. E soprattutto come se non ci fosse niente ad assicurarmi che, dopo tutto quel camminare, ad aspettarmi ci sia davvero il posto che desidero invece di una città qualsiasi, magari anche bella ma diversa.
E in mezzo ci sono le sabbie mobili, i predoni e tutte le cose brutte e tutti i cattivi di tutti i film che ho visto e tutti i libri che ho letto da quando sono nata.
Dice: è così per tutti, cosa ti credi?
Un cavolo, invece. È questo il fatto: non me ne frega niente se è così per tutti (che comunque non è vero)! Vuoi sapere cosa voglio? Voglio un bel percorso tracciato con tappe chiare, dove magari marci con fatica ma alla fine c’è un bagno caldo e un letto dove stenderti, magari una spiaggia tropicale. Altro che questa roba qua.
Voglio poter fare i capricci come una bambina, ecco. Farmi trascinare mentre punto i piedi e dove arrivo arrivo.
Vorrei lasciar perdere tutto, spegnere il cervello e tornare a fare la Segretaria Perfetta senza nessun problema se non il colore del prossimo tailleurino da comprare.
Però ci sono i ricordi, i desideri, il languore nel ventre tutte le volte che vedo con la coda dell’occhio la camera degli ospiti, le foto, le e-mail. Li guardo e il mio lavoro e la mia vita a prova di coinvolgimenti sono esattamente la cosa che odio e voglio lasciarmi dietro.
Pesano quasi uguale, la tranquillità e l’avventura. Poi però penso a cosa sognavo da bambina, ai giochi che facevo quando non c’era nessuno in giro, alla felicità di quando ero con M.
Per riordinare le idee ci ho messo due giorni. Cioè, credevo fossero bastati. Poi mi sono messa a scrivere, e più scrivevo più le parole erano inutili. Altri due giorni a mentirmi, a cercare di abbellire le cose, a far finta di niente e a darmi della pazza.
Alla fine mi sono ricordata che la chiave di tutto è la sincerità, con me stessa e con gli altri.
Insomma, ecco qui la verità.
Voglio diventare una schiava. Avevo scritto “tornare a essere” ma non è giusto, perché quando ero di M comunque non lo ero del tutto.
Questa volta invece voglio diventarla davvero: vorrei riuscire a perdere ogni resistenza, ogni dignità o limite.
Mi sono detta spesso che forse è solo debolezza, un modo per sfuggire alle responsabilità magari in maniera un po’ più erotica che rincoglionirsi con il decoupage o qualche altra cretinata da donnetta fallita. Mi sono anche risposta: che è vero, almeno in parte. Mi piacerebbe tanto non essere più perseguitata dai ricordi e dai rimpianti, dall’ansia di dover guidare verso uno scopo che non conosco. Lo faccio per egoismo.
Però non è solo quello. Il fatto è che tutte le volte che sono appartenuta a qualcuno sono stata bene. Quello che mi facevano o dovevo fare non importa: mi sentivo a posto con me, col mondo. Sentivo di essere al mio posto, di non dover fingere.
Mi vergogno a dirlo, ma non c’entra con il mio amore per M. Lui era molto bravo a dominarmi e l’ho amato tanto anche per questo, ma è stato così con chiunque, anche con chi la dominazione non sapeva neanche dove stesse di casa.
La verità è che per stare bene ho bisogno di essere usata, annullata. Mi piace sentirmi violentata non solo nei buchi, ma in ogni cellula del corpo, e nei pensieri e nell’anima. Il più grande piacere che ho provato è stato quelle volte che mi sono sentita come un’osservatrice di ciò che accadeva al mio corpo e alla mente, ma quelle appartenevano a qualcun altro. No, non è esatto: il massimo piacere è stata la sola volta che ho sentito che anche la mente “osservatrice” stava sparendo, come spegnendosi.
Che sensazione meravigliosa: come una specie di orgasmo totale, senza fine. Credo che sia il nirvana dei buddhisti: arrivare a essere assenti di sé.
A scrivere queste parole mi viene da chiedermi perché non mi metto a fare la monaca, allora. Questo è facile, anche se scriverlo mi costa tanta fatica.
Perché sono masochista. Forse non è la parola giusta, perché parlando con altre schiave, anni fa, mi sono accorta di essere diversa da loro.
Ci sono quelle che proprio godono se provano dolore: l’impulso di sofferenza va dritto al clitoride, si bagnano, godono. Beate loro: devono avere una vita facile.Io invece è di una altra cosa che ho bisogno.
Ciò che mi piace (cioè no, non è che mi piaccia, ma non c’è parola più giusta) è subirlo, il dolore. Sapere che non ho scampo, che devo sentirlo tutto, abbracciarlo senza sfuggirgli, arrendermi e lasciare che sia lui a prendere il controllo. Ecco un’altra cosa che mi fa sentire al mio posto nel mondo.Mi piace sentirne i postumi, portarne i segni sul corpo.
Ecco: mi piace essere trasformata. Voglio staccarmi dalla razza umana, essere una cosa diversa. Da una parte le donne, dall’altra io, schiava. Non per essere più bella, anzi. Magari essere guardata come una freak, schifosa. Non mi importa: l’importante è che non si faccia confusione.
Le foto che ho guardato di più in questi giorni, ma anche in passato, sono quelle delle schiave con il corpo più modificato. Hanno buchi enormi, capezzoli allungati, sessi devastati. Alcune, come marie o kirsten, hanno anche uno sguardo bellissimo, che se fosse umano sarebbe forse perfettamente rassegnato, ma che capisco è semplicemente uno sguardo diverso.
Quelle donne non sono più donne. Basta guardarle: non torneranno più come prima, non hanno posto nel mondo “normale”. Anche loro lo sanno, così fanno l’unica cosa che resta: continuare sulla strada della schiavitù, sempre più giù.Ecco, vorrei tanto diventare come loro. Avere la vita chiara davanti a me. Cosa succederà oggi? Lo stesso di ieri e di domani, cara: sarai usata, torturata, umiliata. Per sempre.
A scriverlo sembra orribile, forse anche a pensarlo. Ma non è per niente così. Lo sarebbe se questo fosse solo un atto di egoismo, come dicevo. Invece schiave così rendono felice chi le usa: più loro soffrono, più il loro proprietario gode. Più si degradano (sì, credo che la degradazione sia una scelta che va perseguita, non forzata) più chi le usa è orgoglioso di sé. Io credo che sia una cosa bellissima.
Il fatto è che ce ne sono pochissime di schiave così, e anche di padroni. Qualunque sito sadomaso avrà migliaia di iscritti, qualunque festa decine di partecipanti, ma per loro è un’altra cosa. È un giochino sessuale: stasera di do due frustate, ma piano e comunque domani siamo di nuovo mogliettina e maritino.
Non dico che si debba giocare al massacro. La storia di “sano sicuro e consensuale” l’ho sentita anche io mille volte e la approvo, certo. Però credo anche che bisognerebbe aggiungere “puntando al massimo”, se no è solo una pantomima. Il limite dovrebbe essere solo di non finire all’ospedale.
Quindi ecco cosa vorrei: diventare una schiava, ma così. Senza cazzate, senza “scusa, sai, ma mi sono sbagliato e ora devi tornare alla tua vita di sempre”, senza crepare troppo presto.
Vorrei non vergognarmi di quello che ho appena scritto, non avere paura di me stessa.
Adesso chiudo e vado a piangere fino a quando non mi addormento. Torno presto, promesso.
Postato da: Betta a 22:29
Non ci siamo capite
Perfetto. Una settimana a pensare tutte le cose che avrei dovute scrivere al ritorno, e appena scesa in Italia mi incrino un dito nella maniera più stupida del mondo.
Risultato: mano destra inutilizzabile per una decina di giorni, e velocità sulla tastiera da tartaruga addormentata. Mi sa che si rimandano i prossimi aggiornamenti.
Quando parlavo di dolore e bondage non intendevo questo, uffa!
Postato da: Betta a 09:32
domenica, 12 dicembre 2004
Motivatori
Al diavolo il dito. Una volta tanto ho tante cose da mettere su "carta", e non sarà questo a fermarmi. Una volta ho dovuto ribattere tutta una pagina con una matita tenuta fra i denti... posso scrivere anche con una mano sola.
Sì, oggi lo spirito è di fare, di darsi una svegliata. Questa settimana fra i colleghi è stata il miglior motivatore che potesse capitarmi. Adesso so una cosa per certa (più di prima): non voglio diventare come loro! Ci sono stati dei momenti in cui credevo addirittura che scherzassero: 50% di ipocrisia, e 50% di assenza di stimoli vitali. Su dodici che eravamo, non uno ha parlato di interessi al di fuori dell'ufficio, di hobby, di qualcosa di un po... umano. Battute sul calcio (le meno peggio) e battute sulle prostitute locali, dette a mezza voce per non farsi sentire dai capi o da noi "signore", come se non fosse stato lampante che tanto sarcasmo era solo per nascondere la frustrazione di non poterci far sesso, con quelle ragazze là.
Sesso. Seee. Come se avessero anche la vaga idea di cosa si tratti. Quando dico che sono diversa dagli altri di solito mi riferisco a una cosa di testa, forse di destino. Ma a stare con quei personaggi "in libera uscita" mi sono praticamente convinta di far parte proprio di un'altra razza, e non è una questione di "donne da Venere, uomini da Marte".
L'altro pensiero è: ma se la gente è fatta così, dove lo trovo il mio cavaliere nero che mi salvi da questa banalità di vita inutile? Per fortuna M. mi aveva portata un po' in giro, mi ha fatto vedere che, se il castello di Roissy non esiste, per lo meno esistono gruppi e club dove l'erotismo è concreto e palpabile, gente che vive davvero i suoi sogni.
Oggi dopo aver disfatto le valigie, dopo la doccia mi stavo per rivestire (da sexy superstar: tuta da ginnastica di felpa... ricordi di ragazzina), ma i pensieri mi hanno trattenuta. Così sono restata nuda, come facevo sempre una volta. Devo riabituarmici... spero di averne bisogno presto.
Quasi mi ero dimenticata che bella sensazione è sentirsi l'aria che ti accarezza dappertutto... non avere niente fra la pelle e il resto del mondo.
Dopo cena comincerò a spedire un paio di e-mail.
Postato da: Betta a 19:14
lunedì, 13 dicembre 2004
I primi passi
Ho scritto a una decina di persone del mio passato (forse dovrei dire del passato di M) spiegando la mia situazione, la scelta che ho fatto e chiedendo il loro consiglio.
Nuda davanti al computer, a chiedere in buona sostanza se per piacere loro o qualche loro conoscenza sarebbero così gentili da prendersi cura del mio masochismo, e maltrattarmi come poche altre (beh, non così poche...) donne sono mai state abusate. A supplicare di subire i peggiori abusi concepibili.
E' una situazione patetica. Beh, no, sono io a essere patetica, credo. Almeno per il resto del mondo, che non credo possa capire ciò che provo in un momento come questo.
Però ho promesso di essere completamente sincera, quindi...
Ho scritto anche a C., che quando è successo tutto mi aveva offerto di prendermi con lui. Non so se ha ancora la stessa e-mail (ma perché in questo ambiente sono tutti così informatici?), probabilmente non avrà più interesse, e non credo che mi prenderebbe più anche per una questione di carattere. Avrebbe ragione, naturalmente.
Se invece mi accettasse, suppongo che sarebbe ancora più dura del normale. Non che mi dispiacerebbe.
Postato da: Betta a 22:54
venerdì, 17 dicembre 2004
Una pausa per respirare
Pausa. Qui in ufficio c'è il solito panico post-convention, pre-Natale, intra-tutto... non ne posso più! Quindi: pausa con il blog, alla faccia dei regolamenti aziendali sull'uso di Internet (anche perché so benissimo che il nostro superesperto informatico non monitora un bel nulla).
Giorni di corsa, dicevo. Più, ieri, giorni in sale d'attesa di medici. Il dito sta peggio del previsto (e me ne sto accorgendo, accidenti!), la forma fisica è ottima e, un po' scaramanticamente, da ieri ho ripreso a prendere la pillola. Quasi quasi la mia ginecologa mi batteva le mani. Se sapesse...
Per adesso è arrivata solo una risposta. G è in crisi mistica, ha appeso la frusta al chiodo e fra le righe ha provato a invitarmi fuori per scaricarmi addosso le sue paranoie. No, grazie. Ho già le mie.
Postato da: Betta a 12:50
Pensiero in ritardo
Un pensiero che oggi non so perché non ho più scritto, anche se è da ieri che ci penso e credo sia importante. Tutto il correre trafelata di questi giorni mi sta ammazzando.
Ieri abbiamo fatto il punto degli appuntamenti del capo. C'è stato un momento preciso, una epifania, quando mi sono trovata a segnare degli impegni per marzo. Marzo... siamo a metà dicembre, e già stiamo preoccupandoci per qualcosa da fare tra tre mesi... senza neanche sapere se domani saremo ancora vivi.
Mentre segnavo le date ho sentito come un'illuminazione: è anche questo di cui ho la nausea, di cui non ho proprio bisogno.
Vorrei riuscire a vivere di nuovo il mio tempo. Il tempo giusto, dico. Essere qui, ora, senza stare a rimuginare il passato o affrettarmi per qualcosa che non c'è ancora. "Carpe diem" non funziona se sei incalzata dall'agenda di Outlook.
Uno dei motivi per cui ho bisogno di tornare a essere una schiava è anche questo. Quando sei in ginocchio, nelle mani di qualcuno, legata, torturata o usata, il tempo è precisamente quello. Ci sono anche tanti momenti in cui vorresti essere altrove, addirittura morire, ma anche in quei casi... ci sei.
Ricordo come fosse ieri, ricorderò sempre l'intensità con cui mi sentivo respirare, rabbrividire, pulsare, essere.
E quando mai mi è capitato, nei miei panni di segretaria perfetta?
E soprattutto, cosa sono viva a fare, se non mi accorgo di esserlo?
Postato da: Betta a 21:21
sabato, 18 dicembre 2004
Diritti
Mi piace tenere questo blog: aiuta davvero a riordinare i pensieri.
Prendiamo questa cosa del carpe diem. La prima obiezione che mi sono fatta è stata: ok, d'accordo vivere intensamente ogni momento, ma non faresti prima a fare qualche sport estremo? Prova a fare per esempio free climbing o una qualsiasi altra cosa che finisca per "ing" e vedrai che sarai talmente tesa e spaventata che l'attimo lo coglierai eccome.
E invece no. Prima contro-obiezione: in palestra ci vado spesso e faccio anche circuiti da massacro, ma non è quel tipo di coscienza del corpo che cerco. In palestra al massimo puoi arrivare a sentire tutti i muscoli e la carne, ma non i sentimenti e le emozioni. Seconda contro-obiezione: comunque sia, se devo scegliere un modo per ottenere un risultato, tanto vale che sia il modo che mi dà più piacere (sì, nel senso di godimento sessuale), a me e a chi è con me.
E' proprio una cosa semplice, di questo tipo. Anche sulle grandi questioni, basta fermarsi a ragionare e una risposta la si ottiene sempre.
Ieri sera inoltre ho letto alcuni siti sm. Una tristezza... Però in uno ho trovato un bell'articolo che parlava delle relazioni di schiavitù secondo gli psicologi. Vediamo se sono capace di mettere il collegamento... http://www.alchimiadeldolore.org/fascino.htm (wow, sono bravissima!)
Chi l'ha scritto sostiene che cercare la schiavitù o un rapporto di dipendenza affettiva è un segno di debolezza patologica, un comportamento da evitare. Non sono d'accordo.
Credo che desiderare di essere "protette" dalle responsabilità quotidiane sia un diritto legittimo, e anche una cosa naturale. Non voglio fare l'antifemminista, ma tanto per cominciare per noi donne è un istinto naturale trovare il nostro posticino nell'ombra di figure forti. E poi la servitù, gli schiavi, ci sono sempre stati, in tutta la storia dell'umanità. A me fa ridere e arrabbiare questo atteggiamento di ipocrisia generale: le stesse persone che al supermercato spendono il triplo per i prodotti biologici "naturali" poi esaltano comportamenti e cose che di naturale non hanno proprio niente.
Mi spiace che sia un punto di vista poco popolare, ma nella storia umana, in tutte le sue culture, la schiavitù e la diseguaglianza sociale sono la cosa più normale che ci sia. Non dico che gli schiavi delle piantagioni di cotone dovessero essere felici, ma del resto non dovrebbe essere felice neanche un impiegato che vende la propria vita all'azienda in cambio del minimo per sopravvivere. Ok, questi ultimi non li frustano, ma la differenza è proprio minima. Però nessuno dice niente.
Mi fa impazzire che nessuno si renda conto che fino a 90 anni fa era normale passare la propria esistenza a servizio di qualcuno, subirne i capricci e a volte la crudeltà, non avere nessuna libertà. Leggere Dickens, prego, o qualsiasi altro scrittore dell'epoca.
Fino a 60 anni fa era normale che le donne vivessero esclusivamente in funzione di farsi sposare, essere brave mogli e servire i mariti. Su, basta un qualsiasi vecchio film per rendersene conto.
200 anni fa: chi nasceva nelle classi sociali agiate aveva letteralmente diritto di vita o di morte su quelle inferiori. Prima ancora: anche peggio.
Ciò che voglio dire è che è bellissimo che adesso ci sia la possibilità di emanciparsi dalla condizione sociale in cui si nasce, ma che è ridicolo non riconoscere la natura umana. Fatemi fare ancora un po' la professoressa puntigliosa: quando i proprietari terrieri bianchi hanno lasciato certe isole dei Caraibi, gli schiavi sapete che hanno fatto? Manifestazioni popolari... per non farli partire, perché senza la loro guida si sentivano perduti! Ed erano migliaia di persone, contro poche decine di padroni.
Non credo che sia tanto strano che persone come me possano desiderare di tornare in schiavitù. Facciamo un altro esempio (oggi mi sembra di essere proprio a lezione...) ma l'avete visto Quel che resta del giorno? L'avete capito? Ciò che cerco è quel tipo di vita: perfettamente imprigionata, perfettamente libera da tutto. Con la differenza che Anthony Hopkins non ne godeva sessualmente, ma io sì.
Che c'è di tanto patologico? Potrà essere controcorrente, ma se voglio vivere in catene penso proprio che sia un mio diritto.
Postato da: Betta a 12:40
lunedì, 20 dicembre 2004
Si ricomincia
Caro blog, scusa se ieri ti ho trascurato.
Ma avevo da fare.
Come ne avrò stasera.
E speriamo bene.
Postato da: Betta a 11:52
martedì, 21 dicembre 2004
Di nuovo in ginocchio
Eccomi. Prima serata in tre giorni in cui rientro a casa senza essere distrutta (d'accordo che non faccio il "sonno di bellezza", però non posso neanche arrivare in ufficio in stato confusionale...), per un ottimo motivo.
Mi hanno risposto!
Lui è M, che mi ricordavo da un paio di cene in cui avevamo partecipato anche noi: mi aveva capito il tipo di rapporto che aveva con sua moglie, L. Mi ricordavo un atteggiamento un po' da sultano mediorientale: raffinato, elegante, ma era anche chiaro che lei era solo una sua appendice, una proprietà il cui dovere era essere bella, zitta e ubbidiente. Per dirla tutta la prima volta avevo pensato che fosse solo un arricchito un po' stronzo con ragazzina al seguito, ma poi ho capito che il loro rapporto era serio e profondo quanto il mio con il mio M, solo con un'altra forma.
Domenica mi ha invitata a cena fuori. Indiano splendido, un po' di imbarazzo all'inizio, e poi via tranquilla a raccontargli tutto di me, di come mi sento e cosa desidero. A un certo punto mi sono accorta che solo poter dire vis a vis a qualcuno quello che provo mi faceva stare benissimo, che forse però dovevo contenermi un po'.
E' venuto da solo, mi ha fatto poche domande e ha risposto a tutte le mie. E' una persona seria, solida.
Mi ha spiegato che gli interesso perché L tra poco dovrà partire per uno dei suoi viaggi di lavoro (un paio di mesi) e non vuole rimanere senza schiava. E' stato onesto a dirmi che non mi offre una relazione a tempo pieno e che sarà una cosa limitata. Non ha voluto una risposta subito, ma dopo aver passato la notte a rivoltarmi nel letto pensando a questa possibilità l'ho chiamato subito prima di entrare in ufficio, e ho accettato.
Ieri ci siamo visti subito dopo il lavoro da lui. Mi ha fatto vedere la casa mentre aspettavamo L, i suoi strumenti, e mi ha parlato di cosa desidera. Sapere che le cose di cui parlava si riferivano a me, al mio corpo, mi ha fatto sciogliere: mi sentivo tornata bambina, ai primi appuntamenti.
C'è stato anche un momento in cui mi ha fatto proprio mancare il respiro per l'eccitazione (che buffo scriverlo: sembra una cosa da romanzo rosa, ma mi è davvero mancato il fiato!). Stavamo parlando e mi ha detto, senza cambiare tono come se fosse la cosa più normale del mondo: "quello sguardo, per esempio, non mi piace. Te lo toglierò dal viso e imparerai a tenere gli occhi bassi". Come mi mancavano parole così... un uomo così.
Quando è arrivata L si è spogliata subito come è abituata a fare e abbiamo continuato la conversazione in quel modo surreale: noi due vestiti in salotto e lei muta in ginocchio ai suoi piedi. Avrebbe potuto essere una cagnetta e sarebbe stata la stessa cosa.
Mi ha chiesto se avevo delle domande per lei, ma non ne avevo. L'ha mandata in cucina a preparare la cena, e intanto mi ha fatto spogliare. Stare di nuovo nuda davanti a un estraneo è stata una sensazione stranissima: mi sono un po' sentita come quando sono tornata a nuotare dopo quasi 10 anni, in Sardegna. E' strano sentire il corpo che sa cosa fare e la testa che si chiede come mai, cosa sta succedendo... ma è stato naturale allo stesso modo.
Mi ha toccata, esaminata dappertutto. Mi faceva domande oscene sulla mia vita, le mie caratteristiche e il mio passato, e io non potevo fare altro che rispondere con un filo di voce. E' per questo che ero lì: per ubbidire. Mi ha infilato le dita ovunque, me le ha fatte ripulire con la lingua, credo di essere stata brava.
Mi ha anche fatto male. Ha strizzato i capezzoli, le labbra del sesso, ha tirato. Voleva vedere se sapevo ancora sopportare il dolore, ma a dire la veirtà il mio problema era solo non venire così. Non so, mi sembrava stupido o brutto.
Per la cena mi ha fatto rivestire, mentre L restava nuda. Mi ha fatto raccontare ancora quali sono i miei bisogni e le mie paure (la cena era ottima), poi alla fine ha giocato un po' con L. E' stato imbarazzante, per me. Lui le spiegava che la avrei sostituita, che avrebbe usato me al posto suo mentre lei sarebbe stata lontana... L era eccitata (i capezzoli non mentono mai) ma è stata più volte sul punto di scoppiare a piangere.
E' stata molto brava: io non credo sarei riuscita a trattenermi. Poi però alla fine lui ha voluto che mi ringraziasse e non ce l'ha fatta più. Ha ubbidito, ma singhiozzava e aveva lacrimoni enormi, da fumetto. Mi sono commossa per il suo amore e per come era bella, così ubbidiente, e mi sono messa a piangere anche io.
M (mi dispiace che abbia la stessa iniziale del "mio" M... ho anche pensato a cambiarla, ma non sarebbe giusto) si è fatto una bella risata e se ne è andato. Mentre eravamo sulla porta ho detto a L che mi spiace, non avevo pensato a lei ma non ho saputo trattenermi... Lei si è asciugata gli occhi, mi ha sorriso e mi ha detto di non preoccuparmi, che è davvero contenta che M abbia me per divertirsi e che è giusto così.
Ha ragione. E' giusto così. Per quelle come noi (che dico: io ho un sacco di strada da fare per essere come lei) la vita va così.
Li rivedrò nei prossimi giorni, per organizzare le cose. Sono emozionatissima, stanca, agitata, felice... non so nemmeno io più come sto.Una parte di me è dispiaciuta... avrebbe voluto trovare subito una situazione stabile, tranquilla, o almeno aver saputo aspettare che arrivasse. Sarebbe stato più elegante, forse.
Un'altra parte è felice che la situazione invece sia proprio questa... sono solo una sostituta. Mi abbasserò a fare cose assurde senza neanche avere il miraggio di un po' di amore, o di guadagnarmi un posto nella sua vita. So già che verrò scartata quando L tornerà. So che sarà tremendo, atroce.
So che non potevo sperare (desiderare) di meglio.
Postato da: Betta a 21:38
mercoledì, 29 dicembre 2004
Per fortuna è quasi finita
M e L sono in vacanza. Io sono assediata dai parenti, dalle trasferte, dalle feste e dal ponte persino in ufficio. Non ne posso più!
Riesco ad avere ancora meno tempo per me di quel poco che mi resta durante l'anno... è incredibile. Per lo meno adesso sono a casa... un paio di giorni per rimettere un po' in ordine, e forse finalmente si ricomincia a vivere (in tutti i sensi).
Postato da: Betta a 16:45
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