GIOIELLI DI BIGIOTTERIA
Family
Jewels |
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Lo sapevo. Prima o poi doveva capitarmi la fregatura. Dopo parecchi libri sul Bdsm davvero interessanti, Family Jewels è la tipica eccezione che non conferma nulla se non di essere un testo inutile – o quasi.
Il tema trattato sono i
genitali maschili, o meglio le tecniche di tortura dei suddetti, che gli esperti
indicano spesso con la sigla di Cbt (“Cock & Balls Torture”).
Roba forte, insomma, e infatti l’autore approfitta dei primi capitoli
per dilungarsi come da tradizione nello spiegare i concetti di Sano, Sicuro
e Consensuale, l’anatomia, i possibili rischi medici e così via.
Si passa quindi alla descrizione di un buon numero di strumenti… e qui
cominciano i dubbi. Qualunque pervertito minimamente cosmopolita si renderà
subito conto che fra le molte cose citate mancano infatti alcuni capisaldi dell’arsenale
Bdsm – e che tutti gli oggetti presenti sono descritti come ordigni temibilissimi.
Sarà perché gli americani sono fissati con la sicurezza, pensi,
eppure il fatto che gli stuzzicadenti da spiedino usati come “mini-cane”
siano considerati allo stesso livello di un paracadute chiodato fa sorgere qualche
dubbio. Ma andiamo avanti.
La seconda metà del
libro, dove ci si aspetterebbe di venire a conoscenza di qualche elusivo segreto
dei Mastri Torturatori… non c’è. Mister Haberman dedica sessanta
e più pagine a “esempi di gioco” che consistono in realtà
in brevi racconti di sessioni. Carini, per carità, ma non particolarmente
entusiasmanti né utili per chiunque abbia mai letto un sito erotico o
una rivista a tema. L’unica parte interessante – per chi non ha
letto la prima sezione - sono le piccole introduzioni a ciascun racconto, in
cui vengono descritti (ancora!) gli strumenti utilizzati e le solite precauzioni
nell’impiego.
La cosa buffa è che non si tratta nemmeno di sessioni particolarmente
originali: in una appende tre pesi alle palle di un tizio, nell’altra
dà due schiaffi a un pisello, in una ancora si spinge all’insolita
perversione di… masturbarlo! Verso pagina 90 ci si sente quindi autorizzati
a ritenersi presi per i fondelli, dopodiché arriva la spiegazione dell’uso
di una butterfly board e c’è un certo miglioramento –
ovviamente guarnito di decine di avvisi di quanto sia pericoloso seguire l’esempio
e dalla confessione che “lui però non voleva mica mettercela, quella
parte”. Forse avrebbe dovuto scrivere un libro sulla pasta di sale o il
decoupage, che danno meno ansia.
Ed ecco perché Family
Jewels è inutile. Tutto ciò che vi viene descritto è
infatti ben noto a chiunque bazzichi l’ambiente S/m da più di una
settimana – e in caso contrario dovrebbe frequentarlo di più, anziché
scoprire certe banalità dai libri!
C’è una sola eccezione, citata non a caso anche da Midori - la
superstar nippoamericana del bondage - nella sua prefazione. Una donna che stia
muovendo i primi passi nel Bdsm, priva degli organi in questione ma curiosa
del loro funzionamento, può usare questo volume per farsi un’idea
di dove mettere le mani. Purché poi si ricordi che la sicurezza è
importante, ma se il suo schiavo si addormenta a metà sessione forse
dovrebbe essere un po’ più decisa di quanto suggerisca zio Hardy.
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