Aut è la rivista edita dal Circolo Mario Mieli di Roma, che è rimasto molto deluso dalla posticipazione del debutto di Bettie Page - In Bondage!. E così ha idagato...


CHE FINE HA FATTO BETTIE PAGE?

di Angela Fiore

Ciò che è diverso, ciò che non si conosce, e soprattutto ciò che riflette una parte oscura, temuta o non accettata di noi stessi ci fa paura. Quante volte abbiamo sentito e fatto affermazioni del genere? Eppure non sempre siamo pronti ad accogliere le "diversità fra le diversità": la nostra irrinunciabile tendenza a categorizzare ed etichettare la materia fluida dell'esistente ci spinge a individuare sempre qualcuno o qualcosa da discriminare a nostra volta come "troppo" diverso. È questo che spesso accade alle sottoculture legate alla scena fetish e bdsm, tanto nel mondo glbt quanto in quello etero. Con resistenze di questo tipo hanno dovuto scontrarsi l'autore e la regista di uno spettacolo teatrale dedicato a una delle più celebri icone fetish di tutti i tempi: Bettie Page. Lo spettacolo Bettie Page - In bondage! è stato scritto da Ayzad, autore anche del libro BDSM - Guida per esploratori dell'erotismo estremo, edito da Castelvecchi e recentemente presentato presso il circolo Mario Mieli.
Ayzad, sulla scena bdsm da circa 18 anni, si distingue per la passione e la lucidità con cui affronta gli argomenti legati a questo aspetto della sessualità, eppure lo spettacolo che ha scritto, sollecitato dalla regista e attrice Eleonora Pippo, ha incontrato non poche resistenze presso l'establishment teatrale. Nonostante le avanguardie teatrali propongano contenuti sempre più "forti" rispetto al sentire comune, trovare un teatro disposto a ospitare uno spettacolo che tratta di dominazione (in varie forme) si è rivelata un'impresa incredibilmente ardua. L'autore e la regista di cui sopra, però, continuano testardamente a credere che valga la pena di dare voce a queste tematiche. Aut li ha intervistati entrambi...


Aut - Perché proprio Bettie Page?

Ayzad - Anche se è passato mezzo secolo dal suo momento d'oro, Bettie è probabilmente il simbolo più conosciuto dell'erotismo fetish, quindi la scelta è stata facile. Inoltre c'era l'elemento storico: lo spettacolo ruota attorno a un evento accaduto esattamente cinquant'anni fa, di cui la pin-up è stata uno dei personaggi più discussi.

A - Parlaci di Bettie...

A - Oh, ci sarebbe da parlarne per ore! Bettie Page ha avuto una vita estremamente movimentata, in parte molto drammatica e avvolta nel mistero. Nata in una famiglia poverissima, prima di diventare un'icona dell'erotismo è stata una bimba prodigio e una paladina dei diritti delle donne e della liberazione sessuale. La carriera di modella è durata ben pochi anni: quando si è ritirata dalle scene è divenuta, fra le altre cose, una pescatrice, una fanatica religiosa, un'aspirante serial killer... La verità su di lei è stata rivelata solo di recente, dopo decenni di indagini da parte di due testardissimi biografi. Oggi è una vecchia signora, tranquilla e multimilionaria, che abita da qualche parte a Los Angeles.

A - ... e di Bettie Page - In bondage!

A - Bettie Page - In bondage! è una pièce ambientata nel 1955, durante l'inchiesta della Commissione contro l'Immoralità in America in cui la modella svolse il ruolo di "testimone scomoda" poiché proponeva una visione della sessualità solare e serena, inaccettabile nel clima paranoico della guerra fredda. La protagonista però è una signora borghese che, inseguendo il sogno di scrivere su un giornale, si trova a seguire il "caso Page" e scopre così una filosofia di vita che non avrebbe mai sospettato. È una storia piuttosto femminista, in effetti!
Quando si parla di indipendenza e libertà di pensiero è però inevitabile parlare anche di dominazione, autorità e controllo. Per questo nello spettacolo compaiono delle sequenze di puro BDSM con protagonisti contemporanei, in cui sono coinvolti alcuni dei più noti personaggi della Scena pervy italiana.

A - Come hai reperito le informazioni necessarie?

A - Con tanto, tanto studio. A parte leggere tutto ciò che esiste sulla vita di Bettie Page, mi sono andato a studiare i verbali della commissione d'inchiesta, dei testi storico-politici per comprendere appieno il contesto, annuari televisivi e pubblicitari... La mia biblioteca personale ha aiutato molto, probabilmente più di Internet. A cose fatte, sono molto soddisfatto del risultato: anche i più piccoli dettagli del testo sono storicamente accuratissimi - sotto un certo aspetto è quasi un documentario!

A - Naturalmente la tua esperienza personale sulla scena bdsm ha influito sul tuo lavoro di autore teatrale...

A - Beh, tutto sommato è proprio per questo che mi hanno chiamato, e all'inizio l'idea era di un'opera molto più "diretta", in cui il ruolo di fruste e manette fosse ancora più centrale. Una volta trovato l'episodio storico scatenante, però, è stato naturale discutere di dominazione e potere in termini più metaforici, attraverso i personaggi e gli sviluppi della storia. Le sequenze BDSM, comunque, risentono sicuramente molto dell'esperienza accumulata come creatore e regista di performance erotiche nell'ambito di feste a tema. O, per dirla più chiaramente: una volta tanto ciò che si vedrà in scena sarà vero BDSM, e non le strane interpretazioni che ne danno i mass media o gli artisti che vogliono fare i trasgressivi a tutti i costi.

A - Hai coinvolto altri appassionati di bdsm in questo lavoro? quali sono state le reazioni?

A - Perché le sequenze BDSM risultassero reali e intense come volevamo, ma non inutilmente pericolose, era necessario che i performer in scena fossero competenti - veri appassionati con una certa esperienza sulle spalle. Per questo motivo ho chiesto l'aiuto di alcuni miei compagni di merende, che hanno accettato con grandissimo entusiasmo. Credo che negli ultimi tempi la Scena italiana sia divisa in due: c'è chi vive il BDSM in maniera privatissima, nascosta (e spesso un po' poco concreta) e vede operazioni culturali come questa con forte ostilità; ma ci sono anche tantissime persone che sono orgogliose di poter mostrare e diffondere un tipo di erotismo che può dare grandissime soddisfazioni. Per loro, Bettie Page - In bondage! è un'occasione unica sul panorama italiano.

A - Pensi che uno spettacolo teatrale possa contribuire a questo tanto decantato "sdoganamento" del bdsm nella cultura di massa?

A - Sicuramente può essere un'occasione in più per parlarne, nel bene e nel male. Ma la realtà dei fatti è che il mondo BDSM non è affatto segreto o irraggiungibile: ormai ci sono libri, siti web, incontri pubblici, negozi a tema e una media di una festa ogni due giorni. Per entrarci in contatto basta averne voglia, superare le paure e i pregiudizi imposti da una società che spesso non ha la minima idea di cosa faccia davvero chi pratica BDSM.

A - E, soprattutto, ti auguri che questo accada?

A - Sai, non credo che il BDSM sia la soluzione di tutti i mali del mondo, né un tipo di erotismo adatto a tutti. Però sono convinto che, in questo come in qualsiasi altro campo, sia meglio avere tutte le informazioni sull'argomento e magari scegliere di non usarle, piuttosto che non avere la possibilità di vivere le proprie potenzialità in pieno per colpa dell'ignoranza.


A - Che cosa ha significato mettere in scena uno spettacolo sulla dominazione?

E - In realtà questo è un lavoro sulla libertà: la dominazione è un l'elemento conflittuale che le conferisce tensione teatrale. La cosa che mi interessa del Bdsm (che ho conosciuto principalmente tramite i fumetti americani di autori come Willie, Stanton o Eneg e che continuo a voler vedere con quel tipo di sguardo) è il modo estremo di comunicare che esso comporta: la faticosa e dolorosa tensione verso la libertà più sfrontata e insostenibile è il mototre dello spettacolo.

A - E farlo scrivere da un "addetto ai lavori"?

E - La cosa più importante e utile di questa collaborazione è la competenza "tecnica" sulle pratiche e quindi sulla realizzazione degli intermezzi presenti nel testo (dei classici dell'immaginario Bdsm), inoltre la possibilità di comunicare costantemente è fondamentale per avere un testo in continua evoluzione e assolutamente attento alle esigenze della sua riscrittura registica.

A - Dal momento che sei anche interprete, parlaci del tuo personaggio...

E - Sheila è la giornalista che si occupa del processo in questione. Il suo è il più classico dei percorsi di liberazione dalla condizione di Moglie americana incosapevolmente sottomessa degli anni cinquanta per mezzo dell'incontro con Bettie Page. Mi permetto di spostare il discorso dall'ingranaggio Sheila all'intero meccanismo del quale, a mio parere, fa parte: un dramma in perfetto stile Magnifica ossessione di Douglas Sirk visto però nel 2005 da un'italiana!

A - Che genere di reazioni ti aspettavi e quali difficoltà hai incontrato?

E - Lo spettacolo è in lavorazione perciò reazioni del pubblico ancora non ce ne sono. L'establishment fa quello che deve: snobba.

A - A cosa pensi che siano dovute le resistenze incontrate da uno spettacolo come Bettie Page – In bondage!? Ritieni che queste resistenze dipendano da peculiarità della cultura italiana?

E - La diffidenza nei confronti di progetti di emergenti con poca attitudine a presenziare alle cene è all'ordine del giorno nel teatro italiano in più essa è intensificata dalla presenza di questa "cornice" erotica estrema. Strano però: quando vedo un bello spettacolo io mi bagno…

A - La situazione all'estero è diversa?

E - In Italia manca un investimento progettuale su giovani drammaturghi e registi e i pochi che ci sono spesso sono vecchi travestiti da giovani. Forse dipende anche dal grande bagaglio storico che portiamo con noi e che rischia di opprimerci... per certo so che all'estero ci andrò presto se le cose non cambiano!

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