SCRITTURA COL MEDIO ALZATO
Leathersex |
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Normalmente per leggere i libri qui recensiti impiego tre, quattro giorni. Per Leathersex ci sono volute tre settimane, e non per colpa di altri impegni. Il punto è che questo manualetto dall’apparenza tanto innocua è molto diverso dai suoi colleghi, e mi sono dovuto fermare spesso a pensare se e quanto condividessi le sue tesi. Ma forse è meglio cominciare dal principio…
Leathersex è
un libro di una decina d’anni fa, che si riferisce specificamente al mondo
Bdsm gay negli Stati Uniti – un contesto che più distante da quello
cui sono abituato non potrebbe essere. L’autore è un super-Master
che mi aveva già dato qualche problema
in passato, e che qui si rivolge a un pubblico particolare.
Ciò che lascia perplessi tuttavia è soprattutto il tono generale
del libro, che si basa su pochi, rigidi assunti:
• Nel Bdsm la tecnica
è importante, ma la libido lo è di più
• Smettiamola di raccontarci che la gente non faccia cose pericolose
• Anche la sicurezza è importante, ma soddisfare i propri desideri
lo è di più
• Rispettare i limiti
è importante, ma se non li superi non scopri niente di nuovo
Uhm. Roba parecchio diversa dalla media degli altri manuali, dove la spontaneità sembra andare a farsi benedire verso pagina tre.
Spontaneità e onestà
però si sposano male con le buone maniere, così sin dai primi
capitoli ci si scontra con un mondo senz’altro più eccitante del
solito, ma anche difficile da digerire. “Quando organizzo una festa,”
dice l’autore, “l’unica regola che impongo è che chi
viene beccato a dire o fare qualcosa di non erotico venga cacciato a calci”.
E qui, pensando al clima da Bar Sport di certi party nostrani, viene da ergere
un monumento al signor Bean.
Poi però continua: “il fatto è che do per scontato che la
gente sia intelligente e informata, quindi se scelgono di giocare duro è
un loro diritto. Se vogliono, al massimo gli spiego come si eseguono determinate
pratiche”. Giusto. Ma quali pratiche?
Beh, per esempio una sessione
di pugni e calci con lo scopo di far perdere i sensi, oppure torture psicologiche
concepite per terrorizzare la vittima al punto di farle perdere il controllo.
Impiccagione? Certo. Elettricità? “Sì, ma dopo che si ha
preso la mano con i soliti giocattoli si può fare di più”.
A proposito, occhio che negli stupri di gruppo le cose spesso prendono una brutta
piega. Fuoco? Volentieri: però tenete un estintore a portata di mano
e imparate a curare le ustioni, perché vi servirà.
Qui e là ha anche un humour nero fantastico: “Fakir
Musafar era un grande quando si strappava la pelle con gli uncini, ma per
me non è sicuro, come anche altre forme di piercing. Per esempio io non
trapasso mai l’epidermide facendo uscire gli aghi dall’altra parte,
perché ritirandoli si portano sottopelle i germi accumulati sulla punta.
È per questo che lascio una ventina di aghi piantati nella carne, poi
accarezzo le parti esposte come per suonare un’arpa – il concerto
mentre l’acciaio scava è sempre indimenticabile”. Molto più
sicuro, già.
Il fatto è che però
Mr. Bean non è per nulla un pazzo. C’è gente (e tanta) che
queste cose le fa, anche se raccontarlo non è politically correct, ed
è vero che il diritto di disporre del proprio corpo dovrebbe essere inalienabile.
Tutto sta a essere informati su ciò cui si va incontro.
Leathersex spiega esattamente questo: la realtà di un modo di
fare Bdsm in cui si conoscono i rischi e, a volte, si alza il medio e si pensa
solo “fanculo la sicurezza, preferisco godere”. Nel vortice di informazioni
spesso disorganizzate di queste pagine convivono allora teneri rapporti Daddy-boy
e storie di disumanizzazione degli schiavi, semplice bondage e marchi a fuoco,
problemi di outing e indigestioni di pissing.
Cosa ho concluso dopo tre settimane? Richiedetemelo tra altre tre, perché devo ancora pensarci su. Che come risultato non mi sembra affatto male.
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