Questo articolo, scritto per il sito ManetteMatte, non è mai stato pubblicato a causa di continui battibecchi fra i webmaster e l'autore del libro recensito. La gente è strana...


PILLOLA ROSSA CONTRO I PLAGIATORI

Mindfucking – Come fottere la mente
Stefano Re
Ed. Cooper Castelvecchi, 2003
€ 18,00
404 pagg.
Isbn: 88-7394-021-8

@: sito ufficiale

“Stefano Re” (Stephen King… ma te disi mi…), o Skorpio che dir si voglia, è un personaggio piuttosto peculiare della Scena Bdsm italiana. Attivo da molti anni in mille iniziative di alterne fortune, condivide con molti appassionati del genere una verve polemica e un non comune narcisismo che non hanno contribuito un granché alla sua popolarità. Nel clima di portineria continua che ci contraddistingue, le voci, gli aneddoti e le leggende urbane su di lui si sprecano, con una netta predominanza di episodi poco edificanti. Se sia davvero l’individuo che mi vien descritto non saprei dire: personalmente l’ho incontrato solo una volta, molti anni fa, e l’unico ricordo che ne ho è di un tipo piuttosto alto (ma in effetti ero seduto a tavola). C’est tout - e del resto se si dovesse dar retta alle voci che circolano su di me ci sarebbe di che reintegrare la pena capitale, quindi non mi pronuncio ulteriormente.

Se ho scritto quanto sopra è perché - lo confesso - l’idea di leggere il suo libro non è che mi riempisse d’entusiasmo, nonostante l’argomento fosse proprio pane per i miei denti. Colpa dei miei pregiudizi conto terzi nei confronti dell’autore, che sospetto abbiano colto anche diversi altri membri della comunità Bdsm.
Comunque sia, nell’ambito di un lavoro di ricerca che sto svolgendo in questo periodo sono arrivato al punto di dover affrontare per completezza anche Mindfucking – Come fottere la mente, e così ho fatto ciao ciao ai pregiudizi e ho cominciato a leggere.

Se si esclude il fatto che il “mindfucking” è cosa ben diversa da quella descritta nel libro - che si chiama in realtà “condizionamento mentale”, oppure “plagio” - devo riconoscere che il volume m’ha sorpreso ed è davvero molto interessante. In quattrocento pagine o giù di lì vengono riassunte teoria e pratica delle tecniche di condizionamento e ricondizionamento psicologico, soprattutto in campo politico e aggregativo - sette, religioni, regimi… La sezione sulla comunicazione pubblicitaria è stranamente ridotta, e chi si aspettava un tomo sulla dominazione erotica rimarrà sicuramente deluso: a questo argomento vengono dedicate specificamente solo le pagine da 392 a 395 (“avevate creduto alle voci di corridoio, eh? Ah-ha! Mindfucking!”).
Per chiunque abbia un’infarinatura di psicologia, i concetti espressi non sono nulla di particolarmente innovativo o sconvolgente. È tuttavia piacevole ritrovarli ben riordinati e soprattutto espressi in un linguaggio terra-terra, che permette a chiunque di seguire la trattazione.

E seguirla merita, perché i meccanismi descritti in Mindfucking non solo costituiscono l’ossatura della comunicazione di massa di cui siamo un po’ tutti vittime quotidiane, ma hanno anche una certa applicazione nel Bdsm. Com juicio.
In breve: leggendo il libro si impara la teoria di come plasmare completamente la personalità e la mente di una persona – e qui già vi vedo a sognare schiave e schiavi ubbidienti come e più che nei miei racconti zozzi. Ciò nonostante, si tratta di metodi violenti, profondamente immorali e che richiedono un grande impiego di tempo, energie e risorse per essere messi in pratica. E oltretutto restano una teoria, che al di fuori di un lager o una prigione sudamericana può venir demolita con appena un paio di battutine sarcastiche. Certo, se la “vittima” fosse consenziente…
Buona fortuna a chi vorrà imbarcarsi nell’impresa, anche se resto dell’opinione che in un rapporto sano, ancorché perverso, non ci sia alcun bisogno di simili tranelli e trucchetti per ottenere tutta l’obbedienza desiderata. Per tutti gli altri, prendere coscienza di certi meccanismi resta un toccasana per esercitare la propria intelligenza critica.

Concludendo, date una scorsa a Mindfucking la prossima volta che passate in libreria. Se si eccettua il retrogusto di tesi di laurea e la curiosa sovrabbondanza di espressioni inglesiote (“premere il pedale del gas”; “di converso”; “all’estero non capiva il linguaggio”…) e frasi costruite all’anglosassone che sembrano tradotte da un editor distratto, potrebbe essere la “pillola rossa” alla Matrix ideale come vaccino per l’epidemia dittatorial-reazionaria di quest’inizio millennio.

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