NOTA:
Questo articolo era stato scritto (molto di getto) per il sito Il
Mondo di Anastassja.
PSICOACUSTICA S/M
“Ma come? Il Vescovo
ci ha appena finito di dare i suoi consigli musicali, e tu ci fai un altro intervento
con lo stesso tema?”
Mais oui, cari colleghi di zozzerie: ma non perché il prelato non abbia
buon gusto (anche se, come diceva il raffinato Clint Eastwood, “le opinioni
sono come le palle: ognuno ha le sue”). Il fatto è che la scelta
della colonna sonora ideale per i propri giochi è un argomento che può
essere trattato in maniera ben più precisa, affidandosi a una gustosa
scienza chiamata “psicoacustica”.
Psicocosa?
Inutile annoiarvi con storia e dettagli: la psicoacustica è una scienza
vera, con tanto di libroni alti così che ne enunciano le teorie. Tuttavia,
come spesso vanno le cose, è solidamente basata sul buon senso. Per cui
vi chiedo di aver fiducia – giuro che vi racconterò la pura verità,
ma motivando le mie affermazioni col buon senso anziché tabelle, riferimenti
e note a pie’ di pagina. Meglio così, no?
Comunque, il principio di
base è questo: ogni azione ha la sua musica ideale, quella che “fa
funzionare meglio le cose”. Di conseguenza, per ogni azione ci sono anche
un sacco di musiche sbagliate.
Esempio rapido: immaginate una parata militare, stile sovietico-retrò.
Lo sappiamo tutti che musica c’è di sottofondo, no? Ok. Adesso
immaginatevi la stessa parata con l’accompagnamento della musichetta della
Pantera Rosa, o di una mazurkina tipo “Sagra dello gnocco fritto”.
Orribile, vero?
Tutto ciò ci porta al passo successivo. Se per disgrazia suonate la mazurkina davanti al terzo reich, anche la gestapo più cocciuta prima o poi si mette a tenere il tempo con un dito, un piede, dondolando la testa e così via. Se riuscite a infilare anche una polka o due, alla lunga il soldato Franz si agiterà un po’ troppo, dimenticherà che c’è il fuhrer che lo guarda e finirà fucilato sul posto, con grande scorno del baffetto.
Ecco. Quel che vogliamo noi è che nessuno si metta a mimare il Ballo del Qua-Qua mentre si gioca o, meglio ancora, che anche la musica aiuti a “mantenere i ruoli” (che brutto termine!) e a scatenare al meglio i propri istinti S/m. Per fortuna, come dicevamo all’inizio, la psicoacustica ci dice esattamente come fare e quale è la musica ideale.
Cosa non suonare
Chiariamo subito una cosa: quasi tutti i brani elencati nel “Bondage Juke
Box” vanno evitati come la peste. Infatti un conto è “cantare
l’S/m” e un altro fare musica adatta al nostro passatempo preferito.
Per esempio, provate ad ascoltare i Genitorturers. E’ gente che mentre
è sul palco dà frustate dappertutto, si pianta gli aghi nei capezzoli,
e i cui brani parlano tutti (anche abbastanza bene) di sevizie, umiliazioni
e giochi sadomaso. C’è un solo problema: fanno venire l’esaurimento
nervoso. Non ho niente contro il rockaccio, ma l’unico che può
trovare sensuale una musica del genere è un quattordicenne californiano.
Purtroppo lo stesso vale per la maggior parte delle cose elencate dal filologo Adrian Hunter. C’è tanta roba divertente se il vostro genere è trombare come iguane mentre vi rotolate sui bucatini all’amatriciana in una discoteca di Tor Vajanica. Però qui si sta parlando d’altro. Mi spiego meglio.
Scelto l’effetto,
scelta la musica
Credo che siamo tutti d’accordo sul fatto che il divertimento di una sessione
S/m non dipende dal numero o dalla forza delle frustate che vengono date, ma
dal rapporto che si viene a creare fra i partecipanti. E’ quella cosa
per cui uno sguardo può essere molto più eccitante dell’abbigliamento
più feticista, e per cui una parolina “giusta” rende la nostra
vittima ben più disponibile di un set completo di corde e manette.
Questo effetto dipende da ciò che gli americani, fissati con le sigle, chiamano “TPE” – che in italiano si traduce liberamente ma correttamente con “il fluire del controllo sugli eventi”. Non è niente di esoterico: si tratta semplicemente della condizione in cui sub e dom lavorano insieme alla sottomissione/tortura del primo, anziché in opposizione l’uno all’altro in una specie di gara a chi è più forte - che porta solo a grandi frustrazioni e qualche trauma.
Per il nostro discorso di psicoacustica il primo problema diventa allora: quali sono le condizioni psicologiche che conducono a ‘sto benedetto Tpe? A questo punto potete fidarvi o no, ma credetemi: fior di studi clinici (e anche un po’ di esperienza, suvvia!) ci dicono che “i colpevoli” sono:
• Isolamento
• Estraniamento
• Regressione
• Sincronia
• Rilassamento
Quindi metà del lavoro è stato fatto. Adesso ci resta solo da capire quali musiche riescano a scatenare questi effetti.
Interruttori
sonori
Il modo più semplice per capire cosa stiamo andando a cercare è
analizzare i vari fattori uno per uno:
Isolamento
L’isolamento che ci interessa non è la disperazione del poveretto
abbandonato nel deserto di Gobi. Per i nostri scopi basta la più piacevole
condizione di “lasciare il mondo fuori dalla porta”, che permette
di dimenticare le scadenze col commercialista, la lista della spesa, la varicella
di zia Erminia e tutte quelle piccole cose che distraggono dalla sessione S/m.
Qui c’è già una bella contraddizione. L’isolamento si ottiene soprattutto col silenzio. Però pochi di noi abitano in torri isolate, quindi è inutile spegnere lo stereo se tanto si sente il figlio dei vicini che strepita nell’appartamento accanto, i camion che passano sotto casa e il martello pneumatico dei lavori per l’Enel.
Che si fa, allora? Semplice: si eliminano tutte le fonti sonore che creano distrazione (radio, telefoni, timer del forno…) e si regola il volume della nostra musica. Quello che ci serve è il valore più basso possibile, ma che riesca a coprire almeno la maggior parte dei rumori esterni. In altre parole, si crea una “gabbia” sonora, ma senza fare del casino inutile. Credeteci o no, per spiegare questo concetto gli studiosi di psicoacustica sono capaci di impiegare un libro intero. Buonsenso, buonsenso…
Estraniamento
Si prosegue con il ragionamento di prima. Vogliamo fare in modo che la nostra
vittima (già, perché tutto questo lavoro è soprattutto
a vantaggio suo) rimanga concentrata sulla sessione con ogni sua fibra, senza
la benché minima distrazione. I soliti anglosassoni ‘sta cosa la
chiamano “suspension of disbelief” – cosa che i manuali del
Dams traducono con “sospensione dell’incredulità”.
Per ottenerla bisogna eliminare tutti i possibili riferimenti al “mondo
normale”, creando un ambiente che imponga tramite la sua scenografia i
ruoli da tenere.
Niente paura: non c’è bisogno di trasformare il garage in una camera delle torture medievale, e nemmeno vestirsi da inquisitore spagnolo. Qui sta il bello della psicoacustica: lo stesso effetto si può raggiungere semplicemente con la musica giusta, oltretutto in maniera così sottile che le persone coinvolte non se ne accorgono neanche. Certo, un po’ di collaborazione è fondamentale, ma sembra che il cosiddetto “tessuto sonoro” costituisca più del 60% della sensazione di estraniamento.
Traducendo tutto questo in pratica, le cose sono più semplici di quanto sembri. Quel che bisogna fare è semplicemente scegliere brani poco noti – o meglio, non facilmente identificabili. In altre parole, se mettete su la sigla della Ruota della Fortuna pensare a Mike Bongiorno è inevitabile – se invece usate un medley vocale di una cantante libanese accompagnata da un tastierista dell’underground di New York l’orecchio musicale della vostra schiava non saprà che pesci pigliare, e lei non potrà che concentrarsi altrove. Cioè su quel che volete voi.
Prima di passare al punto
successivo, ho tre buone notizie. La prima è che abbiamo tutti un Pc
e Internet, quindi per procurarci queste stranezze basta usare un programma
come Morpheus (una roba tipo il più famoso Napster, per chi non lo conoscesse)
risparmiandoci grandi investimenti di tempo e denaro nella ricerca. L’altra
è che, una volta fatta la vostra compilation “da S/m”, potete
riciclarla tutte le volte che volete e funzionerà ogni volta meglio della
precedente (ne parliamo dopo).
L’ultima buona notizia è che più avanti vi do una lista
di brani adatti ai nostri scopi, così non dovrete imbarazzarvi se non
sapete niente di vocalist libanesi. Su cui, per inciso, non scherzavo affatto.
Regressione
Quand’è che la vostra vittima è stata più vulnerabile,
più dipendente da un’altra persona e più ubbidiente a tutto
ciò che le veniva detto? Giù la cresta - la risposta è
un’altra: “nella prima infanzia”. Secondo i principi della
psicoacustica, allora, è tutto chiaro: se le facciamo sentire gli stessi
suoni che sentiva nella prima infanzia, sarà lei stessa a lasciarsi andare
e diventare più vulnerabile, dipendente e ubbidiente.
Tutto ciò vuol forse dire che Cristina d’Avena è il supremo
vate della musica sadomaso? Ma neanche per idea! Abbiamo appena finito di dire
che vogliamo evitare ogni riferimento a musiche note, no?
Il tipo di “prima infanzia” cui ci riferiamo è allora quello dei primissimi mesi di vita, che sono caratterizzati da un fatto curioso: i bebé non ci sentono affatto come gli adulti. Senza entrare in dettagli anatomico-neurologici, il punto è che i suoni che percepisce un infante sono molto diversi da quelli raccolti da un orecchio sviluppato. Quindi noi andremo a cercare le musiche che più corrispondono a quel tipo di percezione infantile.
Ora dovete fare un altro atto di fede. Io vi elenco le caratteristiche che ci servono; voi vi fidate, ci credete, e la finiamo lì. Altrimenti mi tocca scrivere almeno quattro pagine di bibliografia, e credo che nessuno di noi ne senta la necessità. Affare fatto? Allora andiamo. I nostri brani devono essere:
• Solo strumentali.
Se ci sono voci cantanti, devono essere incomprensibili (quindi in lingue molto
straniere, che il sub non conosca)
• Giocate su toni molto bassi (baritono) o molto alti (soprano). Tutta
la gamma media non ci fa male, ma non serve neanche ai nostri scopi
• Con un ritmo uniforme. Certi jazz che cambiano segnatura ogni tre battute
saranno anche belli, ma li sentiamo un’altra volta, eh?
• Vicini al ritmo ideale di 70-80 bpm
Per chi non si intende di musica, gli ultimi due punti significano che vogliamo brani lenti e regolari. Poco più veloci di un battito cardiaco. Giuro che nonostante tutto non vuol dire che sono noiosi.
Chiariamo una cosa: preparare la colonna sonora ideale è un lavoro lungo e impegnativo, e non è affatto detto che basti metter su la cassetta giusta per fare sciogliere ogni schiavo ai nostri piedi. In compenso una volta che avete la compilation adatta, più volte la userete e meglio sarà. Questo dipende dal fatto che dopo la prima bella esperienza con una determinata colonna sonora, ogni ascolto successivo evocherà il ricordo inconscio delle sensazioni provate, facendo scattare più rapidamente quei meccanismi che avevate già vissuto. Il corollario di tutto ciò è che se qualcosa va storto, la cassetta è meglio buttarla via, altrimenti all’ascolto seguente a tornare saranno le sensazioni meno gradevoli.
Sincronia
Questa ce la risolviamo in fretta. La sincronia è solo l’analogia
fra il ritmo e il tono della musica e ciò che fate. Come dire che un
pezzo apocalittico tipo i Carmina Burana (peraltro sconsigliabili per pacchianeria
manifesta) è meglio che venga suonato mentre partono le scudisciate col
filo spinato, piuttosto che nella fase delle paroline dolci.
Naturalmente, poiché è difficile avere uno schiavo-deejay che ci mixi la colonna sonora mentre giochiamo, per mantenere un minimo di questa sincronia è bene procedere al contrario. Ossia: chi domina ascolta anche la musica e si comporta di conseguenza. Se poi conosce la sequenza dei brani a memoria ed è in grado di coreografare ogni suo movimento a ritmo è meglio – ma in questo caso vale anche la pena di considerare una carriera da ballerino professionista.
Rilassamento
Ultimo punto da prendere in considerazione. Tutte le considerazioni fatte finora
si sono basate sul creare un clima di collaborazione, identità e vicinanza.
Sembrerà quindi superfluo, ma è meglio precisare che di conseguenza
non bisogna spaventare il sub di turno. Ciò si ottiene anche grazie a
una scelta musicale che eviti brani ansiogeni, isterici o semplicemente spaventosi,
proprio nel senso di “de paura”.
Un esempio su tutti: la colonna sonora di Hannibal ha un bellissimo pezzo cantato
che si intitola Vide Cor (quello dell’opera teatrale a Firenze, per intenderci)
che corrisponde perfettamente a tutti i nostri criteri. C’è solo
un problema: nella versione che ho io, alla fine del brano ci sono dieci secondi
di silenzio e poi un colpo d’orchestra improvviso, a un volume esagerato,
che farebbe venire una sincope anche a un sasso. Ecco, queste cose è
meglio evitarle.
Compilation
– le regole della sequenza
Scegliere i brani adatti è cosa buona e giusta, ma è solo un inizio.
La parte in cui si dimostra la vera arte della psicoacustica è metterli
in sequenza per ottenere l’effetto desiderato.
Qui la prima cosa da capire
è quanto durano i vostri incontri S/m. La colonna sonora, ovviamente,
dovrà avere una durata adeguata, in cui si rispettino i tempi e il vostro
stile di gioco.
La soluzione ideale è quindi preparare più di un accompagnamento
audio, e in questo il nostro fedele Pc si dimostra uno strumento utilissimo.
Qui però non ci addentreremo sulle tecniche di montaggio, ma sulla costruzione
psicoacustica della compilation. Lo sviluppo, a grandi linee, dovrebbe essere
questo:
• Atmosfera iniziale:
rilassante, austera, seria
• Calore e intimità: soft, più lento, più basso
• Ritmo di riscaldamento: cadenzato, timbri bassi
• Recupero: etereo, romantico, voce umana
• Duro: bassi, poco più veloce, alternanza di denso e rarefatto
• Relax: soft, molto rarefatto, ipnotico
Se i termini sono poco chiari, non guardate me. Io riferisco quel che dicono i grandi saggi dell’argomento – anche se concordo pienamente.
Naturalmente dare delle
regole fisse è impossibile, perché ognuno vive questi momenti
secondo il proprio stile e deve quindi costruirsi la propria colonna sonora
su misura. Senza contare che contano anche l’orario, l’energia dei
partner, la stagione…
Posso solo dare qualche ulteriore consiglio:
• Ogni due-tre brani più complessi, inserire qualcosa con una melodia
facile facile
• Cercare una certa consequenzialità dei brani: ognuno conduce
al successivo con una progressione sensata
• Ricordarsi che le regole sono fatte per essere infrante. Lo vedrete
anche dalla mia lista di brani consigliati
• Non fare troppo affidamento alla psicoacustica. Il buonsenso va bene,
ma la musica resta comunque una parte molto secondaria in un incontro.
Artisti consigliati
Ed eccoci finalmente alla lista dei brani. Credo che su Internet possiate trovare
quasi tutto. Se poi mandate al sito le vostre playlist, sarebbe carino confrontarle.
Artista |
Chi
è |
Brani
consigliati |
| Angelo Badalamenti | Il compositore di Twin Peaks | Montage from Twin Peaks; The Straight Story (tutto) |
| Burkhard Dallwitz | Quello della colonna sonora di Truman Show. Se avete visto il film, sapete che è fatta apposta per manipolare le reazioni di chi la ascolta. | Da Truman Show, i brani 2, 4, 5, 8, 10, 12-17 |
| Cirque du Soleil | Enorme compagnia di circo postmoderno, con colonne sonore ethno-trance live | Moltissimi pezzi, ma bisogna sceglierli bene perché sono frammisti a cagate notevoli. Quasi tutto l’album “Quidam” va benone |
| Connie Dover | Artista che fa versioni new age di cori simil-gregoriani, ma senza arrivare alla pacchianità degli Enigma | Ubi Caritas |
| Danny Elfman | Il compositore delle colonne sonore dei film di Tim Burton | Batman Returns 1-3-6-7-18-19; Forbidden Zone; Freeway 1; Sommersby 1-2; Black Beauty; To Die For 4-5; Dolores Claiborne; Edward Scissorhands 1-2-5 |
| Einsturzende Neubauten | Gruppo noise tedesco, generalmente da esaurimento nervoso ma non in questo caso | Stella Maris |
| Enigma | Dei francesacci che fanno musica porno su basi gregoriane | Way to Eternity; Hallelujah; Callas Went Away, Mea Culpa; Principles of Lust, Sadeness |
| Enya | Proprio quella lì. Scegliendo bene, alcuni brani sono molto evocativi | Cursum Perficio; Athair Ar Neamh |
| Lisa Gerrard & Pieter Bourke | Eccola qui, la vocalist libanese. Prima era nei Dead Can Dance – ora per fortuna no | The Insider (tutto); The Human Game (quasi tutto); Gladiator (proprio poco) |
| Indigo Girls & Kate Bush | La contraddizione di tutto quel che ho enunciato | The Spirit We |
| Lee Holdridge | Non ne ho la minima idea | East of Eden Theme (Flying) |
| Kenji Kawai | Compositore giapponese rarefatto e inquietante | Da Ghost in the Shell: Floating Museum; Making of Cyborg |
| Kitaro | Newagista paraculo | Da Cinque Ingenieux: Sarah’s World; Solar System Trapeze |
| W.A. Mozart | Mi rifiuto di spiegarvelo | Da K626: Dies Irae, Tuba Mirum, Rex Tremendae Majestatis |
| Michael Nyman | Il compositore dei film di Peter Greenaway | Prospero’s Magic; Cornfield |
| Ayub Ogada | Coro tradizionale africano | Kothbiro |
| Sade | No, si legge “sciadè” | Smooth Operator – Jazz extended version |
| Ryuichi Sakamoto | Il minimalismo fatto musica | The Sheltering Sky: Theme |
| Dino Saluzzi | Un argentino che fa tango jazzato | Tango a Mi Padre |
Scartaglen |
Musica celtica non stucchevole | Chuaigh Me ‘Na Rosane |
| Sting | Altro che sesso tantrico: questo ha recitato in “Dune”! | Saint Agnes and the Burning Train |
| David Sylvian | Un campione di melodie ipnotiche | Orpheus, September, Krishna Blue |
| Vas | World music | Astrae |
| Bobby Vinton | Una canzone sola, ma molto evocativa | Blue Velvet |
| A. Vivaldi | Eddai... | RV 63 – La Follia |
| Neil Young | Chitarrista leggendario | Dead Man – track 11 |
| Zucchero | Sì, fa musica molto poco S/m, tranne… | Dune mosse (strumentale) |
| ? | Canti Gregoriani | Quelli che volete, ma pochi e brevi |
| ? | I compilatori della colonna sonora di The Hunger, che mischia classica e punk | I brani 1, 3, 7, 8, 11 dalla colonna sonora di The Hunger (Miriam si Sveglia a Mezzanotte) |
| ? | Musica tradizionale giapponese | Kumoi Jishi; Edo Lullaby |
Ecco qui. Con il materiale sopra elencato avrete di che divertirvi per un pezzo. Se non sapete da che parte cominciare, consiglio l’album The Insider di Lisa Gerrard: sembra un manuale di psicoacustica S/m.
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